Con il DL n. 157/2021 (Decreto Anti-Frode) sono stati previsti ulteriori meccanismi di controllo a carico del beneficiario delle detrazioni, inizialmente previsti solo per il Superbonus in caso di detrazione diretta senza l’utilizzo della precompilata.

L’art. 121 del DL n. 34/2020 (Decreto Rilancio) ha stabilito che le opzioni dello sconto in fattura e della cessione del credito sono valide non solo per gli interventi che accedono al Superbonus ma anche per gli altri bonus edilizi (bonus facciate, bonus casa, ecc.).

Però dal 12 novembre 2021, chi volesse optare per questi interventi e soluzioni dovrà produrre:

·il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione, che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta;

·l’asseverazione di congruità delle spese sostenute, che attesta la spesa in riferimento a dei prezzari stabiliti dalla norma.

L’Agenzia delle Entrate, ha chiarito qualche giorno fa a chi spetta il compito di comunicare la scelta per la cessione diretta del credito, rispondendo alla domanda:

“Dopo le novità introdotte dal decreto legge n. 157/2021, tra cui l’estensione dell’obbligo di richiedere il visto di conformità, chi dovrà comunicare la cessione del credito per gli interventi di ristrutturazione edilizia?”

Come previsto dal provvedimento adottato il 12 novembre scorso, la comunicazione andrà fatta:

· per gli interventi effettuati sulle singole unità immobiliari, solo dal soggetto che rilascia il visto di conformità, mediante il servizio web disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate oppure mediante i canali telematici dell’Agenzia;

· per gli interventi effettuati sulle parti comuni degli edifici, dal soggetto che rilascia il visto di conformità o dall’Amministratore del condominio, direttamente, oppure avvalendosi di un intermediario.

Per la cessione del credito relativamente a rate residue non fruite, invece, l’invio deve essere effettuato esclusivamente dal soggetto che rilascia il visto di conformità (tanto per gli interventi eseguiti sulle unità immobiliari quanto per quelli effettuati sulle parti comuni di un edificio).

La scadenza per l’invio delle comunicazioni è il 16 marzo dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese per cui viene esercitata l’opzione.

 

 

L’entrata in vigore del D.L. n. 157/2021 (Decreto Anti-Frode) ha previsto nuovi obblighi per gli interventi edilizi che beneficiano delle detrazioni fiscali di cui all’art. 121, comma 2 del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio) nel caso di utilizzo di opzioni alternative (sconto in fattura e cessione del credito).

Nel caso in cui il contribuente opti per sconto in fattura e cessione del credito per interventi di:

  • efficienza energetica di cui all’articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90;
  • adozione di misure antisismiche di cui all’articolo 16, commi da 1-bis a 1-septies del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90;
  • recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, di cui all’articolo 1, commi 219 e 220, della legge 27 dicembre 2019, n. 160;
  • installazione di impianti fotovoltaici di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettera h) del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
  • installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici di cui all’articolo 16-ter del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90;

adesso (ovvero dal 12 novembre 2021) dovrà avere:

  • visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta per gli interventi;
  • asseverazione di congruità delle spese sostenute.

Per la citata asseverazione delle spese sostenute e che fruiscono dei suddetti bonus edilizi, dovrà essere realizzata ai sensi dell’art. 119, comma 13-bis del Decreto Rilancio che prevede:

“L’asseverazione di cui al comma 13, lettere a) e b), del presente articolo è rilasciata al termine dei lavori o per ogni stato di avanzamento dei lavori sulla base delle condizioni e nei limiti di cui all’articolo 121. L’asseverazione rilasciata dal tecnico abilitato attesta i requisiti tecnici sulla base del progetto e dell’effettiva realizzazione. Ai fini dell’asseverazione della congruità delle spese si fa riferimento ai prezzari individuati dal decreto di cui al comma 13, lettera a), nonché ai valori massimi stabiliti, per talune categorie di beni, con decreto del Ministro della transizione ecologica. Nelle more dell’adozione dei predetti decreti, la congruità delle spese è determinata facendo riferimento ai prezzi riportati nei prezzari predisposti dalle regioni e dalle province autonome, ai listini ufficiali o ai listini delle locali camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ovvero, in difetto, ai prezzi correnti di mercato in base al luogo di effettuazione degli interventi”.

Per Ecobonus e Sismabonus 110% il Decreto MiSE Asseverazioni 6 agosto 2020 e il Decreto MIT 28 febbraio 2017, n. 58 prevedono al loro interno una parte relativa all’asseverazione di congruità delle spese.

La circolare n. 16/E dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’attestazione della congruità delle spese, laddove non sia già contenuta in un modello di asseverazione normativamente previsto, può essere predisposta in forma libera, purché preveda l’assunzione di consapevolezza delle sanzioni penali nel caso di dichiarazioni mendaci, formazione e uso di atti falsi, e della decadenza dai benefici conseguenti a provvedimenti emanati sulla base di dichiarazioni non veritiere, ai sensi degli articoli 75 e 76 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (dichiarazione sostitutiva di atto notorio).

La citata circolare ha chiarito che, per i bonus diversi dal Superbonus, l’attestazione, richiesta per optare per lo sconto in fattura o la cessione del credito, considerato che la normativa che li disciplina a differenza di quella prevista per il Superbonus, non richiede tali adempimenti, può essere rilasciata anche in assenza di uno stato di avanzamento lavori o di una dichiarazione di fine lavori.

Tuttavia, considerata la ratio del Decreto Anti-Frode di prevenire comportamenti fraudolenti nell’utilizzo di tali Bonus e ritenuto che, con riferimento a queste agevolazioni fiscali, il sostenimento di una spesa trova una giustificazione economica soltanto in relazione ad una esecuzione, ancorché parziale, di lavori, la nuova attestazione della congruità della spesa non può che riferirsi ad interventi che risultino almeno iniziati.

Non essendoci un modello ad hoc, si ripropone un fac simile del modello che potrebbe essere utilizzato per asseverare le spese.

ASSEVERAZIONE CONGRUITA’ DELLE SPESE

L’Agenzia delle Entrate si occupa di un condominio minimo (meno di otto condòmini) nella risposta n. 809/2021 ed offre indicazioni interessanti a chi voglia operare in questi termini chiarendo quali sono le condizioni per poter accedere della detrazioni fiscali previste dal Decreto Rilancio art. 119.

Lo spunto viene fornito dal quesito posto dalla proprietaria di due immobili (categoria A/2 e C/6) siti in un condominio del quale fanno parte altri 3 immobili (categoria A/2, C/2 e C/6) di proprietà del marito.

Il progetto prevede la demolizione e ricostruzione dell’intero edificio, con un intervento di “Ristrutturazione edilizia” ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera d), del d.P.R. n. 380/2001, utilizzando anche il Superbonus però per:

·interventi “trainanti”: isolamento termico dell’involucro dell’edificio e interventi antisismici, come previsto dall’art. 119, commi 1, lettera a), e 4 del D.L. n. 34/2020;

·intervento “trainato”: sostituzione dell’impianto termico condominiale.

Ciascuno dei contribuenti vorrebbe sostenere le spese nella misura del 50% del totale e la proprietaria provvederà ad effettuare gli adempimenti necessari.

Inoltre, gli immobili accatastati in categoria A e il vano scala condominiale sono dotati di impianto di riscaldamento già esistente e funzionante e che al termine dei lavori saranno dotati di un nuovo impianto di riscaldamento condominiale con caldaia alimentata da biomasse combustibili.

Considerato che per i condomìni minimi non è necessario il possesso del codice fiscale, si chiede se i pagamenti possono essere effettuati da ciascun condòmino direttamente al fornitore per la propria quota, eventualmente con fatture intestate al singolo condòmino, oppure devono essere obbligatoriamente effettuati da un condòmino incaricato a cui saranno intestate le fatture dei fornitori, anche nel caso di cessione del credito o sconto in fattura.

Il Fisco ha richiamato la Circolare n. 24/E del 2020 chiarisce che al condominio minimo sono applicabili le norme civilistiche previste per il condominio, fatta eccezione degli articoli che disciplinano la nomina dell’amministratore, nonché l’obbligo da parte di quest’ultimo di apertura di un apposito conto corrente intestato al condominio e il regolamento di condominio, necessario in caso di più di dieci condomini.

Per quanto sopra, per beneficiare del Superbonus per i lavori realizzati sulle parti comuni, i condomìni che, non abbiano nominato un amministratore:

·non sono tenuti a richiedere il codice fiscale;

·possono utilizzare il codice fiscale del condòmino che ha effettuato i connessi adempimenti,

a condizione che si dimostri che gli interventi sono effettuati su parti comuni dell’edificio.

Non essendoci la necessità di un codice fiscale per il condominio minimo, le fatture devono essere emesse nei confronti del singolo condòmino, o di entrambi i condòmini, che effettua o che effettueranno anche i relativi adempimenti.

Con la Circolare n. 7/E del 2021, è stato chiarito che le detrazioni attualmente disciplinate dagli articoli 14 e 16 DL n. 63 del 2013 per ecobonus e sismabonus, spettano anche a chi non risulta intestatario del bonifico e/o della fattura, nella misura in cui abbia effettivamente sostenuto le spese, a prescindere dalla circostanza che il bonifico sia stato o meno ordinato da un conto corrente cointestato con il soggetto che risulti, invece, intestatario dei predetti documenti.

In questo caso, occorre prestare particolare attenzione ed è necessario che:

·i documenti di spesa siano appositamente integrati con il nominativo del soggetto che ha sostenuto la spesa e con l’indicazione della relativa percentuale;

·le integrazioni devono essere effettuate fin dal primo anno di fruizione del beneficio, essendo esclusa la possibilità di modificare nei periodi d’imposta successivi la ripartizione della spesa sostenuta.

Gli stessi principi si rendono applicabili anche per il Superbonus.

Ogni condòmino, inoltre, indipendentemente dalla scelta operata dall’altro, potrà decidere di beneficiare direttamente della detrazione nella propria dichiarazione dei redditi, o di optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito ai sensi dell’articolo 121 del decreto Rilancio.

Per l’individuazione del limite di spesa ammesso al Superbonus per l’intervento “trainato” in questo caso di sostituzione della caldaia di riscaldamento condominiale con una alimentata da biomasse combustibili, tale intervento è ammesso al Superbonus:

·solo se eseguito congiuntamente ad un intervento finalizzato all’efficienza energetica “trainante”, come l’isolamento termico dell’involucro esterno dell’edificio;

·solo se gli interventi assicurino nel loro complesso il miglioramento di due classi energetiche, oppure, ove non possibile, il conseguimento della classe energetica più alta da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica (A.P.E.) di cui all’articolo 6 del d.lgs. n. 192 del 2005, prima e dopo l’intervento, rilasciato da un tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata e a condizione che i lavori siano effettivamente conclusi.

La Circolare 24/E del 2020, ai fini dell’applicazione dell’aliquota più elevata, ha anche precisato che gli interventi “trainati” vanno effettuati congiuntamente agli interventi “trainanti” ammessi al Superbonus: tale condizione si considera soddisfatta se le date delle spese sostenute per gli interventi trainati, sono ricomprese nell’intervallo di tempo individuato dalla data di inizio e dalla data di fine dei lavori per la realizzazione degli interventi trainanti.

Quindi:

·le spese sostenute per gli interventi “trainanti” devono essere effettuate nell’arco temporale di vigenza dell’agevolazione;

·le spese per gli interventi “trainati” devono essere sostenute nel periodo di vigenza dell’agevolazione e nell’intervallo di tempo tra la data di inizio e la data di fine dei lavori per la realizzazione degli interventi “trainanti”.

In riferimento alla spesa massima ammissibile nel caso di interventi trainati finalizzati al risparmio energetico, l’Agenzia delle Entrate specifica che le norme di riferimento:

·in taluni casi individuano un limite massimo di detrazione spettante;

·in altri un limite massimo di spesa ammesso alla detrazione.

Il comma 2 dell’articolo 119 del Decreto Rilancio stabilisce che, per gli interventi “trainati”, l’aliquota del 110% si applica “nei limiti di spesa previsti, per ciascun intervento di efficienza energetica, dalla legislazione vigente” e quindi dall’art. 14 del D.L. n. 63/2013.

Per calcolare l’ammontare massimo di spesa ammesso al Superbonus occorre dividere la detrazione massima ammissibile prevista nelle norme di riferimento per l’aliquota di detrazione espressa in termini assoluti cioè: detrazione massima diviso 1,1 (110%).

Nel caso in esame, quindi, per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con un generatore di calore alimentato da biomasse combustibili, considerato che l’articolo 14, al comma 2-bis, del decreto legge n. 63 del 2013 stabilisce per tale intervento un ammontare massimo di detrazione spettante pari a 30.000 euro, il limite di spesa ammesso al Superbonus, è pari a 27.273 euro ed è commisurato all’intervento effettuato sull’edificio.​

 

Capita di frequente che in un cantiere siano effettuati contemporaneamente diverse tipologie di lavori agevolati: potrebbe esserci sia l’efficientamento energetico, che il sismabonus, l’impianto fotovoltaico e la colonnina di ricarica di veicoli elettrici, il bonus facciate, ecc.

Però solo per il primo intervento i prezzari Dei sono applicabili.

Una recente interpretazione delle Entrate, contenuta nella circolare n. 16/E affronta il caso  della tinteggiatura di una facciata, dopo aver effettuato la coibentazione e dopo interventi strutturali. In una simile circostanza, si dovrebbero utilizzare prezzi di riferimento diversi, per la congruità.

Il Dl 34/2020 all’articolo 121, comma 1-ter, lettera b), stabilisce che agli interventi diversi da quelli del superbonus, per i quali è possibile la cessione del credito o lo sconto in fattura (si tratta quindi dell’ecobonus, del sismabonus, del bonus facciate, per il fotovoltaico e le colonnine ed il bonus casa rilevante), è necessario il visto di conformità e l’attestazione della congruità delle spese, «secondo le disposizioni dell’articolo 119, comma 13-bis», Dl 34/2020, ai fini delle suddette due opzioni, se stipulate dal 12 novembre 2021 (non ai fini della detrazione diretta in dichiarazione dei redditi o 730, per la quale non servono questi due adempimenti).

Per l’articolo 119, comma 13-bis, Dl 34/2020, ci si dovrà riferire:

ai prezzari individuati dal decreto requisiti del Mise del 6 agosto 2020, cioè quelli predisposti dalle «regioni» e «province autonome» ovvero, in alternativa, ai «prezzi informativi dell’edilizia», della casa editrice Dei;

–  ed ai valori massimi stabiliti, per talune categorie di beni, da un emanando decreto del ministro della Transizione ecologica.

Lo stesso articolo 119, comma 13-bis, Dl 34/2020, poi, prevede che, «nelle more dell’adozione» di questo decreto, la congruità delle spese sia determinata facendo riferimento al «criterio residuale» che si baserà:

-sui prezzari predisposti dalle Regioni e Province Autonome;

-sui listini ufficiali o ai listini delle locali delle Camere di commercio;

-ovvero, in mancanza, sui «prezzi correnti di mercato in base al luogo di effettuazione degli interventi». In nessun caso viene indicato il prezziario Dei.

Così, secondo la Circolare dell’Agenzia delle Entrate, nell’attesa  si dovrà  «continuare a fare riferimento al citato» Dm 6 agosto 2020 (prezzari di Regioni e Province Autonome o Dei), solo per il super ecobonus ovvero, in caso di opzione per la cessione del credito o lo sconto in fattura, per l’ecobonus ordinario e per il bonus facciate eco.

Invece, stante  le indicazioni del Dm 6 agosto 2020 (che comprendono anche i prezzi Dei), non si potranno più applicare per il super sismabonus e per il sismabonus ordinario, a differenza di quanto è stato fatto fino ad ora in pratica per il super sismabonus, in assenza di indicazione delle Entrate, ma con il supporto della risposta 1 elaborata dalla Commissione di monitoraggio del Consiglio superiore dei lavori pubblici, nella nota del 16 marzo 2021, protocollo 2821.

Inoltre, sempre secondo la circolare n. 16 «nelle more dell’adozione» del nuovo Dm, va considerato solo il suddetto «criterio residuale» (prezzari delle Regioni, Province Autonome o listini delle Camere di Commercio), per la congruità del super sismabonus ovvero, in caso della suddetta opzione, del sismabonus ordinario, bonus facciate ordinario, bonus casa rilevante, fotovoltaico e colonnine.

Prima e seconda cessione dei crediti da Superbonus: dopo quanto tempo si potranno portare in compensazione?

Con provvedimento del 08/08/2020 prot. n. 283847, l’Agenzia delle Entrate prevede che per la prima cessione, entro 5 giorni dall’invio della Comunicazione, venga rilasciata una ricevuta che attesti la presa in carico piuttosto che lo scarto della stessa con indicazione delle motivazioni.

Poi, il credito potrà essere utilizzato in compensazione solo a decorrere dal giorno 10 del mese successivo alla corretta ricezione della Comunicazione e, comunque, non prima del 1° gennaio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese. 

Per le seconde cessioni, che dovranno essere comunicate all’Agenzia sempre e solo a decorrere dal giorno 10 del mese successivo alla corretta ricezione della prima Comunicazione, i nuovi cessionari potranno utilizzare i crediti d’imposta in compensazione solo dopo l’accettazione della cessione comunicata all’Agenzia delle Entrate tramite Entratel o Fisconline. I crediti così generati saranno visibili sul proprio Cassetto Fiscale.

Il Decreto Antifrodi ha previsto una novità ovvero che, non solo per le cessioni del Superbonus ma anche per gli altri ecobonus, l’Agenzia delle Entrate entro 5 giorni lavorativi dall’invio della comunicazione dell’avvenuta cessione del credito, potrà sospendere fino a 30 giorni gli effetti delle comunicazioni delle cessioni, anche successive alla prima, impedendo l’utilizzo temporaneo del credito.

Si è voluto così evitare che, il credito dopo 5 giorni fosse immediatamente visibile sul Cassetto Fiscale, ed  altrettanto velocemente accettato ed utilizzato in compensazione addirittura prima che l’Agenzia delle Entrate completati i suoi controlli (che possono andare sino a 30 giorni). In caso di successivo blocco o revoca rispetto all’utilizzo, si sarebbero aperti dei contenziosi.

Così, con provvedimento del 01/12/2021 è stato stabilito che, per le cessioni dei crediti successive alla prima, il cessionario possa procedere all’accettazione del credito dal proprio Cassetto Fiscale solo dopo 5 giorni lavorativi dalla regolare ricezione della comunicazione della cessione (che per via di eventuali sospensioni potrebbe avvenire anche dopo 30 giorni).

Il provvedimento del 01/12/2021 non ha però modificato la procedura per rettificare le comunicazioni già inviate.

Le comunicazioni inviate all’Agenzia delle Entrate possono essere annullate entro il quinto giorno del mese successivo a quello di invio pena il rifiuto della richiesta. Sempre nello stesso termine possono essere inviate le comunicazioni sostitutive. Oltre tale termine le comunicazioni si intenderanno aggiuntive rispetto a quella inviata.

Da più parti si chiede di poter avere tempistiche più lunghe per le correzioni anche per errori che sono di tipo formale e che non inciderebbero sugli importi dei crediti.

Già a dicembre del 2020 l’Agenzia aveva chiarito che l’importante era che la correzione avvenisse prima dell’utilizzo del credito, però non aveva mai dato indicazioni su come correggere gli errori di comunicazione.

Inoltre trascorso il termine per l’annullamento vi è comunque l’impossibilità tecnica di far valere l’errore nel modello.

Le opportunità che si sono presentate con gli Ecobonus si sono accompagnate però a molte difficoltà, non solo di tipo normativo ma anche di tipo “operativo”.

Dai risvolti che ne potrebbero scaturire si presentano rischi economici non indifferenti per i vari soggetti coinvolti nelle attività.

L’adozione del Decreto Antifrodi dello scorso novembre ha aumentato il livello dei controlli a seguito delle frodi e delle irregolarità che sono state rilevate.

Queste le situazioni più preoccupanti:

– la legislazione, in parte non completamente chiara e costantemente aggiornata da chiarimenti emersi nel corso del tempo, non si è di fatto poi preoccupata di definire limiti di spesa e prezzari da applicare. Lo ha fatto per il Superbonus ma non per tutti gli altri bonus, se non solo dopo la scoperta delle recenti irregolarità;

committenti (privati e Condomini) che hanno deciso di effettuare interventi che altrimenti non avrebbero fatto se avessero dovuto anticipare e pagare di tasca propria;

amministratori di Condominio spesso impreparati a gestire questi tipi di operazioni, con importi lavori alle volte anche molto elevati;

imprese e professionisti che, in mancanza di regole, hanno proposto contratti, capitolati, compensi, ecc. con prezzi che si sono rilevati fuori mercato;

richieste dei committenti per poter far rientrare negli ecobonus anche lavori che non sono previsti dagli stessi.

In un contesto “ordinario”, tutte le attività previste per efficientare un edificio sarebbero state oggetto di trattative “serrate”, confronti tra diversi preventivi e prezzi, valutazioni molto oculate e non solo con la richiesta di sapere “cosa rimane da pagare dopo la cessione del credito o lo sconto in fattura?”, che è la domanda più frequente che viene fatta nella negoziazione.

Insomma, la valutazione per l’intervento in Superbonus 110% o per gli altri bonus, deve essere fatta giudiziosamente in quanto le conseguenze delle leggerezze sono preoccupanti, anche in relazione poi alla valutazione del concorso di colpa tra i soggetti coinvolti, che porteranno a controversie legali e, per ultimo ma non meno importante, alla revoca della detrazione o del credito riconosciuto

Con l’introduzione del Decreto Antifrodi n. 157/2021 ci si imbatte oramai con i visti di conformità per i bonus edilizi.

Se prima era previsto solo in caso di cessione del credito o di sconto in fattura per i lavori in Superbonus 110%, adesso servirà anche per:

– portare il bonus 110% in dichiarazione dei redditi;

– gli altri bonus edilizi, diversi dal Superbonus, se si vuole optare per la cessione del credito o lo sconto in fattura. Rimane comunque necessaria l’asseverazione del tecnico per la congruità della spesa.

Sono confermati i soggetti già previsti per il rilascio del visto di conformità ovvero dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro, ecc.

In merito al tipo di verifiche da effettuare, viene ribadito che riguarderanno i dati relativi alla documentazione che attesti la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta. Inoltre, come previsto per il superbonus, il professionista dovrà verificare la presenza delle asseverazioni e delle attestazioni dei professionisti coinvolti nonché le polizze per le responsabilità civili.

Il soggetto demandato al rilascio del visto si preoccuperà, però, solo di un controllo di tipo formale, finalizzato a constatare che il beneficiario delle agevolazioni sia legittimato a poterne usufruire.

In alcune situazioni il professionista si dovrà far rilasciare anche delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio e, comunque, non avrà nessuna competenza in merito alla valutazione dei corrispettivi riconosciuti a chi esegue i lavori.

La congruità dei prezzi, così come di altre attestazioni, dovrà essere certificata solo dai tecnici.

Sono oggetto di controllo per il visto degli ecobonus:

–          soggetti beneficiari;

–          tipologie di immobili oggetto di intervento;

–          tipologia di intervento;

–          interventi trainanti;

–          interventi trainati;

–          Sal e avanzamento Sal (se i lavori sono in stato di avanzamento);

–          ammontare delle spese sostenute e tipologia di pagamento;

–          presenza di attestazioni e/o asseverazioni se richieste.

Il Decreto Antifrodi, infine, ha introdotto delle ulteriori novità in merito alla necessità del visto per la detrazione in sede di dichiarazione dei redditi: per il Superbonus è obbligatorio salvo che si tratti di 730 precompilato o dichiarazione trasmessa da un sostituto d’imposta. Per le altre detrazioni non è in genere richiesto anche se per alcune tipologie, come ad esempio l’ecobonus ordinario o bonus facciate con la coibentazione, è necessaria l’asseverazione tecnica con la congruità dei prezzi.

 

Domanda di compensazione caro materiali e allegati

In vista della fine dell’anno, si torna a parlare delle cessioni del credito per lavori di Superbonus 110%.

Attività svolte in Superbonus 110: se durante il 2021 sono stati effettuati anticipi ma non è stato raggiunto un Sal per almeno il 30% dei lavori (ed a patto che venga attestato che gli stessi non siano terminati), non si potrà purtroppo procedere alla cessione del credito ma solo alla richiesta di detrazione d’imposta diretta in dichiarazione dei redditi.

Per poter infatti optare per la cessione del credito occorre che:

le spese, per lo sconto parziale o la cessione, siano già state pagate;

i lavori stabiliti dal Sal siano già effettuati ed asseverati per almeno per il 30% dell’intervento complessivo, con visto di conformità e congruità. L’asseverazione per ecobonus, fotovoltaico, accumulo, colonnine, ecc. deve essere stata inviata telematicamente all’Enea. Caso a sé state è rappresentato poi dal Sismabonus, per cui viene consigliato di protocollare prudenzialmente l’asseverazione al Sue dato che poi la ricevuta di trasmissione verrà comunque richiesta per il rilascio del visto di conformità.

Secondo gli orientamenti dell’Agenzia delle Entrate, entrambi i requisiti indicati devono essere rispettati nello stesso anno di imposta, per poter procedere alla cessione del credito a terzi.

Se non sono rispettati entrambi, invece, il contribuente potrà solo recuperare gli importi asseverati in dichiarazione dei redditi con il rischio però di essere incapiente. Rimane poi ancora il dubbio se, a lavori terminati  successivamente e Sal completato (anno seguente) sia ancora possibile cedere il credito a terzi per le rate residue.

In alternativa alla cessione immediata del credito, consentita con il pagamento (principio di cassa), si potrebbe anche scegliere di aspettare la fine lavori e l’invio delle dichiarazioni all’Enea prima di procedere alla richiesta della detrazione. In questi casi però sorgono numerosi dubbi sia per quanto pagato in anticipo nel 2021 che per i periodi successivi: in quanti anni potranno essere pagati gli acconti sostenuti nel 2021 rispetto ai secondi? A questi dubbi non ci sono purtroppo ancora risposte certe.

Da tempo tutte le principali Nazioni del Mondo si stanno impegnando per limitare a 1.5 gradi l’aumento massimo del riscaldamento globale.

Dopo gli incontri di Cop26 in Inghilterra si è capito che non sarà solo il pubblico a doversi impegnare ma lo dovrà fare anche il privato, con l’obiettivo comune a tutti di emissioni zero nel 2050.

Una delle soluzioni che si potrebbero prendere in considerazione, non solo per il risparmio energetico ma anche per i bassi impatti climatici, potrebbe essere quella dell’impianto geotermico, soluzione questa molto utilizzata in America e nel Nord Europa.

Tale impianto infatti se progettato in una costruzione a nuovo è molto più semplice da realizzare che non nel caso di una ristrutturazione.

Come funziona? In sintesi il principio è quello di sfruttare il calore naturale della Terra per fornire acqua calda per riscaldare nella stagione invernale e sostituire i climatizzatori durante l’estate sfruttando il raffrescamento, con conseguenti riduzioni delle spese e riduzione delle emissioni inquinanti.

Un progetto del tipo “sistema chiuso terra – acqua”, a sonde verticali, potrebbe essere la soluzione ideale ad esempio anche per il caso di una ristrutturazione. Si tratta di un sistema che occupa meno spazio e può essere progettato accanto all’edificio da efficientare, in maniera meno invasiva.

Dato che poi l’energia geotermica recuperata dalla pompa di calore può essere ulteriormente incrementata abbinando altri sistemi di recupero energetico come ad esempio il solare termico con accumulo o ancora con un impianto fotovoltaico che potrà fornire energia elettrica per alimentare direttamente la pompa si comprende facilmente come questa sia una soluzione che permette di ottenere vantaggi da diversi punti di vista.

Quindi, per un condominio in un progetto di efficientamento, varrebbe la pena valutare anche questa possibilità. Ovviamente serve uno studio di fattibilità tecnica fatto bene per valutare tutte le condizioni necessarie al sito, il fabbisogno del condominio, gli spazi necessari, il dimensionamento, il miglior impianto da utilizzare senza dimenticare anche la presenza o meno di vincoli normativi.