Da quanti mesi partecipiamo a discussioni, leggiamo articoli su tutti media, vediamo trasmissioni televisive con imprese e professionisti chiamati a discutere di costi e fornitori di materie prime accusati di gonfiare i prezzi delle stesse ed alla fine di truffe nei confronti dello Stato?

Il mondo dell’edilizia che si muove con i Bonus e Superbonus si è via via rallentato prima con il blocco delle cessioni dei crediti e poi per l’attesa del nuovo decreto sulla congruità delle spese… per non parlare delle normative ed interpretazioni che escono praticamente all’ordine del giorno.

Così, in un quadro economico in cui le imprese hanno già cominciato ad andare in crisi di liquidità, i cantieri si sono arrestati in attesa di sapere cosa sarebbe successo…… esce il Decreto MiTE che AUMENTA i costi specifici e li rende esclusi dalla manodopera d’installazione, dalle spese generali e utile d’impresa, dall’IVA, dalle spese tecniche.

Per gli addetti ai lavori questo intervento è praticamente inutile! Il Superbonus, da sempre, richiede l’asseverazione dei costi.

Questa norma è solo un’aggiunta di burocrazia in quanto pone un’ulteriore verifica per gli asseveratori.

In sostanza? NON CAMBIA NULLA!!!!

Comunque, vediamo il testo ufficiale del Decreto Ministero della Transizione Ecologica del 14/02/2022 n. 75 che riporta i costi massimi specifici agevolabili ai fini dell’asseverazione della congruità delle spese di cui all’articolo 119, comma 13, lettera a) e all’articolo 121, comma 1-ter, lettera b), del decreto-legge n. 34 del 2020.

Il Decreto è composto da 5 articoli e 1 allegato:

· Articolo 1 – Finalità

· Articolo 2 – Ambito di applicazione

· Articolo 3 – Costi massimi ammissibili

· Articolo 4 – Modifiche al decreto del Ministero dello sviluppo economico del 6 agosto 2020, recante “Requisiti tecnici per l’accesso alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici – c.d. Ecobonus

· Articolo 5 – Aggiornamento ed entrata in vigore

· Allegato A Costi massimi specifici

Il Decreto stabilisce che i nuovi costi previsti nell’allegato A dovranno essere utilizzati per gli interventi per i quali la richiesta del titolo edilizio, ove necessario, sia stata presentata successivamente alla data di entrata in vigore del decreto stesso che entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Entro il 1° febbraio 2023 e successivamente ogni anno, i costi massimi di cui all’Allegato A saranno aggiornati in considerazione degli esiti del monitoraggio svolto da ENEA sull’andamento delle misure di cui all’articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020 e dei costi di mercato.

L’art. 119, comma 15, del decreto-legge n. 34 del 2020, per gli interventi di cui all’Allegato A indica che sono ammessi alla detrazione gli oneri per le prestazioni professionali connesse alla realizzazione degli interventi, per la redazione dell’attestato di prestazione energetica APE, nonché per l’asseverazione di congruità, secondo i valori massimi di cui al decreto del Ministro della giustizia 17 giugno 2016 recante approvazione delle tabelle dei corrispettivi commisurati al livello qualitativo delle prestazioni di progettazione adottato ai sensi dell’articolo 24, comma 8, del decreto legislativo n. 50 del 2016.

Per le tipologie di intervento non ricomprese nell’Allegato A, l’asseverazione di congruità certifica il rispetto dei costi massimi specifici calcolati utilizzando i prezziari predisposti dalle Regioni e dalle Province autonome o i listini delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura competenti sul territorio ove è localizzato l’edificio o i prezziari pubblicati dalla casa editrice DEI.

Allegato A

I costi esposti nelle seguenti tabelle sono al netto di:

· IVA;

· prestazioni professionali;

· opere relative alla installazione e manodopera per la messa in opera dei beni.

Dal confronto tra il Decreto MiTE ed il MiSE, riportiamo la seguente tabella:

Fonte LavoriPubblici.it

Non ci sono riferimenti a formule “tutto compreso” e “chiavi in mano” come si era sentito dire nei giorni scorsi.

 

 

 

 

Su tutti i Media si parla, ormai da mesi, delle frodi fiscali legate ai Bonus Casa e li si attribuisce indiscriminatamente al Superbonus 110%.

Poi, lo Stato preso “sorprendentemente alla sprovvista” da chi ha capito come innescare delle truffe, blocca la cessione dei crediti e finisce per paralizzare l’intera economia perché non è in grado di controllare adeguatamente i processi.

Il Governo, per voce del premier Draghi, non si è mai visto favorevole a queste iniziative ma il Parlamento ha sostenuto questi interventi anche per l’impatto economico e di riqualificazione energetica.

Da maggio 2020 ad oggi come sono andate in realtà le cose?

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, nel corso dell’audizione al Senato sul disegno di legge di conversione del Decreto Legge n. 4/2022 (Decreto Sostegni-Ter) ha presentato alcuni dati:

·         4.787.653 sono state le comunicazioni di cessione o sconto in fattura;

·         38,4 miliardi di euro le detrazioni cedute;

·         4,4 miliardi di euro i crediti inesistenti (11.5% dei crediti generati).

Nello specifico la suddivisione delle detrazioni per singola misura fiscale è così rappresentata:

La misura fiscale più soggetta a frodi fiscali è quella che fino al 12 novembre 2021 non prevedeva alcun controllo ovvero il Bonus Facciate.

Si tratta di quella destinata al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti (inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna) ubicati in zona A (centri storici) o B (parti già urbanizzate, anche se edificate in parte).

Due i suoi lati deboli e che l’hanno esposta al maggior raggiro:

·         l’assenza di limiti di spesa;

·         l’assenza di riferimenti tariffari e congruità delle spese.

Queste caratteristiche, unite alla possibilità di cedere il credito, hanno generato la maggior parte delle frodi individuate sino ad ora.

Così dal 12 novembre 2021 si è messo mano alle regole anche del Bonus Facciate (e a tutti i Bonus Edilizi), con un meccanismo di cessione del credito che scongiurerà sicuramente uno scenario come quello presentatosi prima.

Il Decreto Legge n. 157/2021 (Decreto Antifrode) ha stretto i controlli, già previsti per il Superbonus 110%, estendendoli a tutti i Bonus Edilizi che utilizzano il meccanismo di cessione del credito.

Queste modifiche, e qualche altra disposizione, sono entrate nella Legge n. 234/2021 (Legge di Bilancio 2022) stringendo così le possibilità di creare finti crediti.

Il Governo ha poi deciso di limitare il meccanismo della cessione del credito ovvero il motore che ha sorretto tutti i bonus edilizi nel biennio 2020-2021 bloccando però tutto un comparto in cui di buono c’è molto anche se ci sono delle frodi. Ora interverrà con dei correttivi che dovrebbero trovare posto in un emendamento a cui sta lavorando unitamente al Parlamento.

La prospettiva, però, sembra chiara: non si potrà pensare ad un futuro in cui l’edilizia sia mossa solo da strumenti extra, o di portata simile, ai Bonus attuali.

Tutti gli interventi che si sono susseguiti in questi ultimi mesi sui Bonus Casa fanno sorgere ora il dubbio se valga la pena ancora intervenire per riqualificare il proprio immobile.

Chi ha il cantiere in essere è in agitazione per il divieto di cessioni successive alla prima e non solo.

Così, chi non ha ancora avviato i cantieri, o non ha ancora maturato un credito cedibile, comincia a fare i conti sulla “nuova” convenienza di queste operazioni.

Il quadro normativo ancora in evoluzione, con risvolti alle volte imprevedibili e con indicazioni postume che alle volte correggono o interpretano direttamente la normativa, come accade con gli interventi dell’Agenzia delle Entrate, disegnano una situazione al limite del reale dove però i  vari operatori si trovano a lavorare.

Sappiamo che gli interventi fatti sono stati dettati dalla volontà di contrastare le frodi ma, l’effetto indiretto, è drastico e preoccupante, tanto che anche il mondo politico comincia a rendersene conto da più parti.

Tutta questa incertezza spinge a far riprendere in considerazione il sistema di recupero diretto delle detrazioni, in dichiarazione dei redditi sotto forma di riduzione dell’imposta.

Facciamo un confronto con il cambio della caldaia in una casa monofamiliare.

Il costo “chiavi in mano” del nuovo impianto che può essere agevolato con ecobonus al 65% (supponiamo pari a 6mila euro). Se la ditta offre lo sconto in fattura, il proprietario deve pagare 2.100 euro, più gli oneri finanziari di circa 850 euro (a copertura dei costi sostenuti dall’impresa per farsi anticipare la liquidità e cedere a una banca il bonus). Tenendo conto di tutto, il proprietario chiuderebbe l’operazione pagando circa metà della spesa ed eviterebbe i costi extra per l’asseverazione e il visto di conformità (non necessari, secondo la manovra 2022, per i lavori fino a 10mila euro e in edilizia libera). Senza sconto in fattura – e senza cessione – dovrebbe invece pagare tutti i 6mila euro subito e poi recuperare 3.900 euro come sgravio dall’Irpef spalmato in dieci anni dal 2023.

Il caro prezzi, l’inflazione, ecc. rendono meno vantaggioso il rimborso fiscale decennale….

Ma non è questo oggi l’inconveniente principale delle detrazioni.

Infatti, i dubbi sono maggiori se l’investimento è “consistente” perchè il bonus arriva a cifre che pochi possono scaricare in dichiarazione. Ad esempio, acquistare una villetta dal costruttore con il sismabonus può lasciare una detrazione di 16.320 euro all’anno per 5 anni, che per essere assorbita richiede un reddito di almeno 54.500 euro (sempre che non ci siano altre detrazioni). Un livello reddituale raggiunto da una piccola parte degli italiani. Il superbonus poi, che dal 2022 si recupera in quattro rate.

E i forfettari che, non pagando Irpef, hanno bisogno di cessione o sconto in fattura?

Poi, non dimentichiamo che per utilizzare direttamente le detrazioni, il proprietario committente deve essere in grado di anticipare tutta la spesa ed di “aspettare” il recupero parziale e distribuito nel tempo.

Anche se gli studi fatti sulle dichiarazioni del 2020 hanno dimostrato che circa un quarto degli italiani abbia preferito il bonus del 50%, dimostrando che lo strumento della detrazione comunque funziona, bisogna però rilevare che si tratta per lo più di lavori su abitazioni singole e di piccoli interventi condominiali.

Le opere di riqualificazione dei Condomini, invece, sono molto difficili da deliberare senza meccanismi di cessione del credito e contestuale finanziamento. Oltretutto è frequente che, anche quando il bonus viene ceduto e il condominio si fa finanziare, se la detrazione non è molto elevata, i proprietari devono comunque farsi carico di una quota significativa dei costi.

Ed infine, sebbene questa sia una grande opportunità per riqualificare il nostro patrimonio immobiliare e pensare alla sostenibilità, alcuni sollevano il dubbio se sia corretto che lo Stato debba continuare a finanziare con la fiscalità generale la riqualificazione edilizia del nostro Paese

Tra gli argomenti più discussi in tema di Superbonus c’è il fotovoltaico e la corretta procedura da seguire per poter portare le spese in detrazione al 110%.

L’art. 119, comma 5 del D.L. n. 34/2020 (Decreto Rilancio) ha previsto la possibilità di portare in detrazione al 110% le spese sostenute per l’installazione di impianti solari fotovoltaici (intervento trainato) connessi alla rete elettrica su edifici, se realizzati congiuntamente ad uno degli “interventi” trainanti di Superbonus.

L’istallazione del fotovoltaico viene trainato dai seguenti interventi:

– isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali o inclinate che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% (cappotto termico), compresa la coibentazione del tetto, senza limitare il concetto di superficie disperdente al solo locale sottotetto eventualmente esistente;

– interventi sulle parti comuni per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale;

– interventi sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari situate all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti;

– interventi di riduzione del rischio sismico di cui ai commi da 1-bis a 1-septies dell’articolo 16 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63.

Ancora, il Superbonus 110% è riconosciuto anche per l’installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati con la detrazione di cui al medesimo comma 5, alle stesse condizioni, negli stessi limiti di importo e ammontare complessivo e comunque nel limite di spesa di euro 1.000 per ogni kWh di capacità di accumulo del sistema di accumulo.

La normativa prevede che sia possibile detrarre al 110% le spese sostenute fino ad un ammontare complessivo delle stesse spese non superiore a euro 48.000 e, comunque, nel limite di spesa di euro 2.400 per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico. Se l’intervento si configura come ristrutturazione edilizia, nuova costruzione o ristrutturazione urbanistica (art. 3, comma 1, lettere d), e) e f), del Testo Unico Edilizia), il predetto limite di spesa è ridotto ad euro 1.600 per ogni kW di potenza nominale.

Però, il Superbonus 110% a fotovoltaico e sistemi di accumulo è subordinato alla cessione in favore del Gestore dei servizi energetici (GSE) dell’energia non autoconsumata in situ ovvero non condivisa per l’autoconsumo.

Purtroppo, ad oggi, accade che tra il momento di presentazione dell’istanza al GSE e l’accettazione necessaria alla successiva attivazione della convenzione, trascorra molto tempo. Questo fattore potrebbe diventare “pericoloso” in vista delle scadenze delle agevolazioni.

Ma nel dubbio, per portare in detrazione è sufficiente la presentazione dell’istanza, la successiva accettazione del GSE o addirittura la convenzione?

Ha risposto a questi dubbi direttamente l’Agenzia delle Entrate (risposta n. 57 del 31/01/2022).

Dopo aver ripercorso tutto il processo di approvazione della cessione dell’energia al GSE, in merito alla procedura di ammissione al servizio di ritiro dedicato per la remunerazione dell’energia non auto-consumata in sito, ovvero non condivisa per l’autoconsumo, prevede che il GSE effettui un’istruttoria in merito ai profili di propria competenza al fine di verificare se l’impianto di produzione possa essere ritenuto idoneo a tal fine.

Al termine della predetta istruttoria, il GSE comunica al contribuente l’accettazione dell’istanza, a mezzo mail, propedeutica alla successiva attivazione della convenzione. A seguito dell’invio dell’accettazione dell’istanza, il contribuente è tenuto a sottoscrivere e inviare una copia della convenzione al GSE il quale provvederà a perfezionare il contratto.

In considerazione dell’iter procedimentale sopra descritto, è stato allora chiarito che il contribuente può fruire del Superbonus 110% anche nelle more del perfezionamento del contratto col Gestore dei servizi energetici a condizione, tuttavia, di essere in possesso della comunicazione di accettazione dell’istanza da parte del GSE.

Anche i cantieri del Superbonus nei Condomini risentono delle conseguenze del Decreto Sostegni Ter.

Il limite posto ad una sola cessione del credito, a partire dal 27 gennaio 2022, comporta la nullità dei contratti che prevedono una cessione successiva a quella realizzata direttamente dal beneficiario della detrazione.

Allo stesso modo la cessione effettuata dal fornitore che ha concesso lo sconto in fattura.

Unica eccezione riguarda i crediti già ceduti prima dell’entrata in vigore del Decreto, che potranno essere ceduti altre volte, secondo i vecchi schemi, entro il 6 febbraio.

Ma la situazione da affrontare nella realtà è ben diversa perché tanti non han ancora ceduto nulla, altri stavano per farlo e magari avevano aspettato di partire con i lavori la proroga della legge di Bilancio, avvenuta solo il 30/12/2021 con gli scenari che poi si sono aperti.

Attualmente i committenti Condomini (e più precisamente i singoli contribuenti condòmini) possono ottenere lo sconto in fattura dall’impresa che esegue i lavori e questa può cedere il credito senza doverlo usare per pagare le proprie tasse.

Il fatto è che le imprese, nella quasi totalità dei casi, si trovano nell’impossibilità di usare direttamente il credito per le imposte a loro carico e dovrebbero poi esporsi finanziariamente con la rateazione della detrazione negli anni. Discorso simile per i professionisti tecnici.

Come procedere allora in una situazione simile?

Il consiglio è quello di inviare un’informativa dettagliata sugli effetti dell’articolo 28 del Decreto Ristori Ter 4/2022 a tutti i condòmini e convocare un’assemblea per assumere eventuali decisioni.

All’assemblea vanno convocati imprese e professionisti e almeno un istituto di credito, in modo che siano chiare le possibilità concrete a oggi, in attesa di eventuali modifiche.

Le ipotesi da vagliare e su cui decidere saranno:

1- l’impresa fa ancora lo sconto in fattura perché ha la possibilità concreta di ceder il credito a sua volta (prima e unica cessione);

2- l’impresa acquisisce il credito e lo usa in prima persona per le sua imposta (ipotesi plausibile solo per grandi utility come l’Eni o A2A come si diceva);

3- i condòmini decidono di utilizzare il credito fiscale direttamente nella propria dichiarazione dei redditi ma occorre che le spese vengano anticipate subito;

4- i condòmini cedono il credito direttamente a una banca che finanzia l’operazione. In questo caso ci dovrà essere l’assicurazione dell’Istituto su tale possibilità alla luce delle nuove disposizioni.

Cosa accade nel caso in cui il primo SAL emesso si riferisca a spese sostenute in due anni differenti?

La tematica della cessione del credito è stata da poco “stravolta” con il Decreto Legge n. 4/2022 (Decreto “Sostegni-Ter”). Diversamente da quanto fatto finora, infatti, dal 2022 in poi il credito potrà essere ceduto soltanto una volta e non più illimitatamente.

A spiegare però come procedere è l’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 56/2022.

In risposta al quesito posto dal proprietario di un fabbricato residenziale unifamiliare, con accesso indipendente, iscritto nella categoria catastale F2 – Fabbricati collabenti, dotato di impianto di riscaldamento.

Su tale edificio sono in corso i seguenti lavori:

· coibentazione delle superfici opache disperdenti per una superficie maggiore del 25 per cento dell’involucro disperdente;

· sostituzione serramenti;

· sostituzione di impianto di riscaldamento con caldaia ibrida;

· installazione di impianto solare fotovoltaico.

Tutti gli interventi in questione rientrano tra quelli ammessi alla detrazione per il Superbonus, ai sensi dell’articolo 119 del decreto legge n. 34 del 2020.

Però, l’istante intende avvalersi della cessione del credito: dopo aver versato degli acconti nel 2021, a causa di ritardi nelle forniture, il suo primo SAL sarà emesso nel 2022 riferendosi sia alle spese sostenute nel 2021 che nel 2022. È quindi possibile cedere, a un istituto di credito, le spese sostenute a cavallo di due anni (2021-2022) e riferite ad un unico SAL?

Prima di fornire una risposta, l’Agenzia delle Entrate ricorda che il Superbonus consiste in una detrazione, nella misura del 110 per cento, delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 a fronte di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica (inclusa l’installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici) nonché al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici.

Esso è disciplinato dall’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34 (Decreto Rilancio), convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e da ultimo modificato, dall’articolo 1, comma 28 della legge 30 dicembre 2021, n. 234 (legge di Bilancio 2022)

Tali disposizioni affiancano quelle già vigenti che disciplinano le detrazioni spettanti per:

· interventi di riqualificazione energetica degli edifici (c.d. “ecobonus”), come previsto dall’art. 14 del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63.;

· interventi di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (cd. “sismabonus”), come previsto dall’art. 16 del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63.

Sempre l’art. 121 stabilisce che i soggetti che sostengono spese per gli interventi indicati al comma 2, possono optare, al posto dell’utilizzo diretto della detrazione:

· per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, (cd. sconto in fattura);

· per la cessione di un credito d’imposta di importo corrispondente alla detrazione per le spese sostenute, ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Poi si ricorda che, come disposto dall’articolo 14, comma 1, lett. d) del decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 7 marzo 2018, n. 49 “Approvazione delle linee guida sulle modalità di svolgimento delle funzioni del direttore dei lavori e del direttore dell’esecuzione», lo Stato Avanzamento Lavori «riassume tutte le lavorazioni e tutte le somministrazioni eseguite dal principio dell’appalto sino ad allora. Tale documento, ricavato dal registro di contabilità, è rilasciato nei termini e modalità indicati nella documentazione di gara e nel contratto di appalto, ai fini del pagamento di una rata di acconto; a tal fine il documento deve precisare il corrispettivo maturato, gli acconti già corrisposti e, di conseguenza, l’ammontare dell’acconto da corrispondere, sulla base della differenza tra le prime due voci».

Fatte tutte queste premesse:

· l’opzione dello sconto in fattura può essere esercitata in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori (SAL);

· per gli interventi ammessi al cd. Superbonus, gli stati di avanzamento dei lavori non possono essere più di due per ciascun intervento complessivo e ciascuno stato di avanzamento deve riferirsi ad almeno il 30 per cento dell’intervento.

L’agenzia delle Entrate specifica che il 30% può riferirsi anche ad interventi realizzati in periodi d’imposta diversi.

Quindi, nel caso in esame, dato che il primo SAL sarà emesso nell’anno 2022, sarà possibile esercitare l’opzione per la cessione del credito corrispondente al Superbonus solo qualora il predetto SAL si riferisca ad almeno il 30 per cento dell’intervento complessivo.

Con il SAL emesso verranno rendicontati:

· il corrispettivo maturato fino a quel momento;

· gli acconti già corrisposti e, di conseguenza, l’ammontare dell’acconto da corrispondere.

Sulla base della differenza tra le prime due voci, la cessione del credito potrà essere esercitata solo per l’importo corrispondente alla detrazione spettante con riferimento agli importi pagati nell’anno 2022, in applicazione del cd. criterio di cassa.

Quindi per usufruire la cessione del credito:

· il SAL dovrà essere riferito ad almeno il 30% dei lavori;

· le spese che rileveranno per l’importo della detrazione saranno quelle riferite all’anno in cui il SAL viene emesso, quindi quelle documentate nel 2022.

Per gli acconti corrisposti nell’anno 2021, invece, l’Istante potrà fruire del Superbonus nella dichiarazione dei redditi relativa a tale periodo d’imposta ed eventualmente, optare per la cessione del credito corrispondente alle successive rate di detrazione non fruite.

Il Decreto Sostegni Ter ha creato non poco scompiglio sul mercato delle cessioni dei Bonus Casa.

C’è tanta preoccupazione e confusione sul da farsi.

L’obiettivo sarebbe quello di contrastare le truffe e i trasferimenti fittizi, così il Decreto Sostegni Ter impone lo stop alle cessioni dei crediti d’imposta successive alla prima, superbonus compreso (facendo salve solamente quelle comunicate prima del prossimo 7 febbraio).

La manovra, poi, ha introdotto una “franchigia” che limita le situazioni in cui i Bonus Casa ordinari diversi dal 110% per essere ceduti o usati con sconto in fattura, devono avere l’asseverazione di congruità della spesa e il visto di conformità.

Ne sono però esentati:

– gli interventi qualificati come attività edilizia libera dal Testo unico dell’edilizia, dal glossario dell’edilizia libera o dalle norme regionali;

– per i lavori di importo complessivo non superiore a 10mila euro.

Il canale telematico delle Entrate sarà attivo solo dal 4 febbraio e si potrà così comunicare le cessioni prive di asseverazione e visto in base a questa “franchigia”.

Sempre dal 4 febbraio si potrà comunicare la cessione delle spese pagate nel 2022. Tempi lunghi per questi aggiornamenti telematici che hanno aumentato le difficoltà a imprese e professionisti.

Se da un parte è stato prorogato fino al 2024 il termine per poter beneficiare  di quasi tutti i bonus ordinari (tranne bonus facciate e barriere architettoniche), gli operatori hanno dovuto constatare che la monetizzazione immediata delle detrazioni edilizie è diventata molto più complicata.

Gli effetti del Decreto Sostegni Ter ha avuto poi un impatto drastico sui mercati.

Le piccole banche, hanno messo in stand-by le operazioni, sapendo di non poter più rivendere i tax credit dopo averli acquistati mettendo a loro volta in crisi i servizi legati a queste attività, come quelli offerti dalle piattaforme di scambio.

Però questo ennesimo intervento, quanta incertezza applicativa ha nuovamente generato?

Alcuni dubbi sono stati chiariti come ad esempio:

– la franchigia prevista dalla legge di Bilancio non vale mai per il bonus facciate. Per la cessione o lo sconto in fattura, cioè, servono sempre l’asseverazione e il visto;

– nel caso in cui si esegua un intervento di manutenzione straordinaria, si possono cedere anche le spese per la manutenzione ordinaria collegata (ad esempio, la tinteggiatura dopo la ristrutturazione di un alloggio);

– anche l’installazione di impianti di condizionamento con pompa di calore è cedibile, in quanto manutenzione straordinaria;

– per asseverare la congruità dei costi per i bonus ordinari diversi dall’ecobonus, i tecnici possono usare i prezzari Dei fin dal 12 novembre (entrata in vigore del Dl Antifrodi), perché il chiarimento contenuto nella legge di Bilancio è retroattivo;

-la possibilità di applicare la cessione o lo sconto in fattura per l’acquisto del box auto pertinenziale – introdotta dalla legge di Bilancio – vale anche per gli acconti, ma solo se pagati dal 1° gennaio.

Abbiamo chiarito da poco che le spese per visti e asseverazioni sono detraibili fin dal 12 novembre.

L’agenzia delle Entrate ha chiarito che la franchigia per i piccoli lavori varrà per tutte le comunicazioni inviate dal 4 febbraio, anche se relative lavori del 2021.

Resta invece in dubbio la necessità di avere una polizza assicurativa “da superbonus” per il tecnico che assevera i bonus ordinari.

Insomma chi vuole tentare la via della cessione o dello sconto in fattura, oggi, dopo aver superato gli ostacoli della disponibilità delle imprese e dei professionisti, il caro prezzi, i tempi lunghi per le consegne dei materiali, oggi, deve mettere in conto tempi altrettanto lunghi, e correre il rischio di non trovare un compratore o un tecnico asseveratore.

Infine, terminiamo con una carrellata degli scenari possibili oggi, dopo il Decreto Sostegni Ter, in merito alle alternative per poter sfruttare i Bonus Edilizi.

 

OPZIONE CESSIONE DEL CREDITO

È la formula che consente di incassare il denaro in un’unica tranche “vendendo” il bonus.

Il superbonus ha sempre richiesto l’asseverazione e il visto in caso di cessione del credito, fin dal 1° luglio 2020. Per i bonus ordinari, invece, l’asseverazione e il visto sono stati imposti dal Dl Antifrodi dal 12 novembre 2021.

La manovra ha poi previsto due casi in cui l’asseverazione e il visto non servono (attività edilizia libera e lavori fino a 10mila euro).

Il Decreto Sostegni Ter blocca le cessioni successive alla prima per tutti i bonus, ordinari e 110% (salvo il periodo fino al 7 febbraio)

Gli ostacoli: il mix di novità operative e incertezze applicative fa sì che oggi molte banche – soprattutto quelle più piccole – abbiano fermato gli acquisti.

 

UTILIZZO DIRETTO DEL CREDITO

La formula più semplice.

Questa modalità è l’unica ad uscire invariata dalla stretta antifrodi.

Il proprietario deve pagare tutti i lavori e recupera il bonus come sconto dall’Irpef in più anni.

Gli svantaggi: in condominio è molto difficile convincere tutti a pagare.

I forfettari non possono scalare il bonus all’Irpef.

Il sismabonus si recupera in cinque anni, il 110% nel 2022 in quattro anni: al di là della necessità di pagare tutto in anticipo, è molto forte il rischio di incapienza.

Per bonus mobili e giardini l’uso diretto è l’unica possibilità:

La novità per il 110%: nei rari casi di uso diretto del 110%, serve il visto di conformità, eccetto le ipotesi di dichiarazione precompilata o presentata tramite il sostituto.

 

OPZIONE SCONTO IN FATTURA

Modalità presente ma meno utilizzata.

L’opzione dello sconto in fattura – probabilmente la più comoda per il committente – è sempre stata minoritaria rispetto alla cessione perché il fornitore che “fa lo sconto” deve poi cedere il credito a un altro soggetto o comunque farsi finanziare a tassi più alti di quelli applicati ai privati.

Cosa cambia con il Decreto Sostegno Ter: lo sconto in fattura è stato interessato dall’obbligo di asseverazione introdotto dal Dl Antifrodi, dai provvedimenti successivi della legge di Bilancio e del Decreto Sostegni Ter come per la cessione del credito.

L’unica differenza è che il blocco delle cessioni successive alla prima “non comprende” lo sconto (in pratica, il fornitore può ancora fare una cessione).

 

IN SINTESI ALCUNE PRECISAZIONI PRATICHE

1 – Come funziona il blocco alla cessioni previsto dal Decreto di gennaio 2022 n. 4?

Il Decreto Sostegni Ter prevede che per tutte le detrazioni edilizie “cedibili” (superbonus e bonus ordinari) sia possibile fare un solo trasferimento del credito d’imposta. Ad esempio, il committente cede il bonus a una banca, che poi dovrà utilizzarlo direttamente.

 

2 – Come funziona il blocco delle cessioni in caso di sconto in fattura?

Se viene applicato lo sconto in fattura, il fornitore potrà ancora cedere il credito d’imposta una sola volta, dopo l’entrata in vigore del blocco alle cessioni previsto dal decreto Sostegni-ter. Ad esempio, un’impresa applica lo sconto in fattura per il bonus facciate del 60%; incassa il restante 40% dal cliente e può cedere il credito del 60% alla banca, che poi non potrà più trasferirlo.

 

3- Da quando scatta il blocco delle cessioni successive alla prima?

Il decreto Sostegni Ter è in vigore da giovedì 27 gennaio, ma prevede una sorta di periodo transitorio. Infatti, i crediti che alla data del prossimo 7 febbraio saranno stati precedentemente oggetto delle opzioni di cessione o sconto in fattura, potranno essere ceduti ancora una volta.

 

4- Le nuove regole sono definitive?

Il Dl 4/2022 va convertito in legge dal Parlamento entro il prossimo 28 marzo.

 

 

Si  è sperato sino all’ultimo che prima della pubblicazione in Gazzetta non si rendesse ufficiale la modifica all’impianto previsto dal Decreto Rilancio per la cessione del credito.

Con la Gazzetta Ufficiale Gazzetta n. 21 del 27 gennaio 2022 troviamo il Decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4 recante “Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19, nonché per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico” (c.d. Decreto Sostegni-ter) ….. la pubblicazione è stata fatta!

Dopo le misure antifrode previste prima dal Decreto Legge n. 157/2021 e poi dalla Legge n. 234/2021, arrivano ora le nuove disposizioni con cui il Governo vuole contrastare le frodi nel settore delle agevolazioni fiscali ed economiche.

Misure che modificano l’articolo 121 del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio), ovvero quello delle detrazioni fiscali del 110% (superbonus) ma anche di tutti bonus previsti nel settore dell’edilizia a cui è stato dato accesso alle due opzioni alternative (sconto in fattura e cessione del credito).

Queste opzioni in alcuni casi hanno generato una moneta di scambio “virtuale” (le detrazioni) che senza gli opportuni controlli hanno creato non pochi problemi alle casse dello Stato.

Ma queste situazioni segnalano più che altro le scarse capacità dello Stato a fare applicare e controllare misure già esistenti più che la validità e le opportunità offerte dagli interventi per il Superbonus ed i bonus edilizi.

Senza dire, poi, come ancora una volta, esista uno strano rapporto tra potere esecutivo (Governo) e legislativo (Parlamento) con tutte le divergenze di vedute proprio nella gestione delle detrazioni fiscali in edilizia.

Insomma, cosa prevedono le nuove disposizioni del Sostegni-ter, in vigore dal 7 febbraio 2022 e che hanno modificato l’art. 121, comma 1 del Decreto Rilancio? Vediamo.

1. I soggetti che sostengono, negli anni 2020, 2021, 2022, 2023 e 2024, spese per gli interventi elencati al comma 2 possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione spettante, alternativamente:

a) per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta, di importo pari alla detrazione spettante, con facoltà di successiva cessione del credito cedibile dai medesimi ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari senza facoltà di successiva cessione;

b) per la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari senza facoltà di successiva cessione.

Viene eliminata, dunque, la facoltà di successiva cessione del credito. Sia che si operi con sconto in fattura o senza, il credito potrà essere ceduto una sola volta. Nel caso di sconto in fattura, alle imprese e ai professionisti sarà possibile cedere il credito una sola volta. Nel caso si operi con la cessione diretta da parte del contribuente, anche in questo caso poi non sarà più possibile cedere nuovamente il credito fiscale.

Queste nuove misure entreranno in vigore il 7 febbraio 2022 con la conseguenza che in questi pochi giorni ci sarà una vera e propria corsa (sempre che non ci siano blocchi sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate) per la cessione del credito.

L’art. 28, commi 2 e 3 del Sostegni-ter prevedono infatti che:

2. I crediti che alla data del 7 febbraio 2022 sono stati precedentemente oggetto di una delle opzioni di cui al comma 1 dell’articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020, ovvero dell’opzione di cui al comma 1 dell’articolo 122 del medesimo decreto-legge n. 34 del 2020, possono costituire oggetto esclusivamente di una ulteriore cessione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, nei termini ivi previsti.

3. Sono nulli:

a) i contratti di cessione conclusi in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 121, comma 1, del decreto legge n. 34 del 2020, come modificato dal comma 1, lettera a), del presente articolo;

b) i contratti di cessione conclusi in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 122, comma 1, del decreto legge n. 34 del 2020, come modificato dal comma 1, lettera b), del presente articolo;

c) i contratti di cessione conclusi in violazione delle disposizioni di cui al comma 2.

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha predisposto, dopo quelle del Superbonus, le check list di controllo per il rilascio dei visti di conformità necessari per utilizzare Ecobonus, Sismabonus e Bonus Ristrutturazioni.

Con l’entrata in vigore del Decreto Legge n. 157/2021 (Decreto antifrode) e della Legge n. 234/2021 (Legge di Bilancio 2022), per tutte le detrazioni fiscali utilizzate con le opzioni alternative (sconto in fattura e cessione del credito) di cui all’art. 121 del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio) devono preventivamente ottenere:

·         il visto di conformità;

·         l’asseverazione di congruità delle spese sostenute.

Tali adempimenti non sono necessari solo in caso di interventi di edilizia libera o piccoli cantieri di importo inferiore a 10.000 euro.

Sempre la legge di Bilancio 2022 ha prorogato fino al 2024 la possibilità di usufruire delle detrazioni fiscali e la possibilità di utilizzo delle opzioni alternative.

Come sappiamo dal 12 novembre 2021, anche gli interventi edilizi diversi dal Superbonus che accedono a detrazione fiscale tramite opzioni alternative dovranno sottostare alle nuove disposizioni antifrode.

La Fondazione Nazionale dei Commercialisti ha così predisposto delle check list che guidano sia i professionisti incaricati del rilascio del visto di conformità in relazione agli

interventi che danno diritto all’Ecobonus, al Sismabonus e al Bonus ristrutturazioni, che contribuenti e professionisti incaricati a vario titolo.

Queste check list rappresentano uno strumento di supporto per il professionista di tipo “generale” e che non possono ritenersi comunque esaustive per i controlli che devono essere effettuati.

Spetta al professionista incaricato verificare, caso per caso, la conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d’imposta

e che è necessaria ai fini della valida apposizione del visto di conformità.

 

Le 3 check list si presentano tutte con una struttura simile e contengono le informazioni necessarie per verificare, in sintesi:

·         i dati del beneficiario;

·         le spese sostenute;

·         l’ammontare del credito ceduto (suddiviso in SAL);

·         la tipologia di soggetto beneficiario;

·         i dati relativi all’immobile;

·         la documentazione attestante la proprietà o disponibilità dell’immobile;

·         la documentazione necessaria per gli interventi sulle parti comuni (condominio);

·         altre dichiarazioni sostitutive rese dal beneficiario della detrazione;

·         le abilitazioni amministrative, comunicazioni, relazioni e attestazioni tecniche richieste dalla vigente legislazione;

·         i documenti di spesa ed i relativi pagamenti;

·         la tipologia di intervento;

·         i documenti relativi alle opzioni da esercitare prima della fine dei lavori;

·         i documenti relativi alle opzioni da esercitare alla fine dei lavori.

Per comodità si allegano qui di seguito le tre liste di controllo.

 

Check-list-ecobonus

Check-list-sismabonus

Check-list-bonus-ristrutturazioni

Che tipo di polizza professionale deve stipulare un tecnico per l’asseverazione di congruità delle spese sostenute per interventi che hanno accesso tramite opzioni alternative alle detrazioni fiscali alla luce degli interventi previsti dal Decreto antifrode e dalla Legge di Bilancio?

Per il Superbonus, nel caso di utilizzo delle detrazioni fiscali del 110%, il Decreto Rilancio, all’art. 119, comma 14, prevede che i tecnici che asseverano o attestano devono dotarsi di una particolare assicurazione professionale “con massimale adeguato al numero delle attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi oggetto delle predette attestazioni o asseverazioni e, comunque, non inferiore a 500.000 euro, al fine di garantire ai propri clienti e al bilancio dello Stato il risarcimento dei danni eventualmente provocati dall’attività prestata”.

Obbligo che si considerava rispettato anche nel caso di polizza assicurativa per danni derivanti da attività professionale che:

  • non preveda esclusioni relative ad attività di asseverazione;
  • preveda un massimale non inferiore a 500.000 euro, specifico per il rischio di asseverazione di cui al presente comma, da integrare a cura del professionista ove si renda necessario;
  • garantisca, se in operatività di claims made, un’ultrattività pari ad almeno cinque anni in caso di cessazione di attività e una retroattività pari anch’essa ad almeno cinque anni a garanzia di asseverazioni effettuate negli anni precedenti. In alternativa il professionista può optare per una polizza dedicata alle attività di cui al presente articolo con un massimale adeguato al numero delle attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi oggetto delle predette attestazioni o asseverazioni e, comunque, non inferiore a 500.000 euro, senza interferenze con la polizza di responsabilità civile di cui alla lettera a).

Con il varo delle norme antifrode previste dal D.L. n. 157/2021 (Decreto Antifrode) e poi confermate dalla Legge n. 234/2021 (Legge di Bilancio 2022), tanti si domandano se l’obbligo di stipula di assicurazione professionale come definita al richiamato comma 14, serva anche per gli altri bonus minori.

Dal 12 novembre 2021 gli interventi che accedono alle detrazioni fiscali di cui all’art. 121, comma 2 del Decreto Rilancio e che optano per l’utilizzo delle opzioni alternative (tranne gli interventi di edilizia libera e quelli di importo massimo 10.000 euro) devono ottenere:

·         il visto di conformità;

·         l’asseverazione di congruità delle spese sostenute.

Interpellate sull’argomento, anche le aziende assicurative non hanno sempre risposte univoche e certezze.

E’ ora intervenuta la Direzione regionale della Lombardia dell’Agenzia delle Entrate che, dopo aver riepilogato la normativa di riferimento (Provvedimento n. 283847 del Direttore dell’Agenzia delle entrate, a seguito delle modifiche apportate dal Provvedimento 312528 del 12 novembre 2021 e contenente le disposizioni di attuazione degli articoli 119 e 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34), chiarendo che, per l’esercizio delle opzioni alternative alla detrazione, per tutti gli interventi in questione è necessario richiedere il visto di conformità.

Così, a seguito di questo provvedimento, per tutti gli interventi in questione, ed anche per quelli che hanno accesso ai bonus diversi dal Superbonus, il soggetto che rilascia il visto verifica che i professionisti incaricati abbiano rilasciato le asseverazioni e le attestazioni previste.

L’Agenzia delle Entrate conclude sottolineando come lo stesso soggetto che rilascia il visto di conformità dovrà verificare, inoltre, che gli stessi professionisti abbiano stipulato una polizza di assicurazione della responsabilità civile, come previsto dall’articolo 119, comma 14, del decreto-legge n. 34 del 2020.