Regione FVG: interventi contro i rincari di luce e gas

In attesa della creazione del fondo da 100 milioni di euro da erogare come “Ecobonus Regionale” per l’efficientamento energetico delle abitazioni private, è partito invece il bando per i contributi alle PMI a parziale ristoro dei maggiori oneri sostenuti per l’aumento dei costi energetici nel 2022.

Si tratta di contributi a fondo perduto disposti dalla LR 5 agosto 2022, n.13 a favore delle imprese ubicate in Friuli Venezia Giulia ed in possesso, alla data di presentazione della domanda, di almeno uno dei codici ATECO primario/prevalente ammissibili a contribuzione, riferito alla sede legale ubicata in Regione o all’unità locale ubicata in Regione.

Le domande potranno essere presentate dalle ore 9.00.00 di oggi, mercoledì 12 ottobre 2022, alle ore 16.00.00 di venerdì 28 ottobre 2022, tramite il sistema Istanze On Line a cui si accede dal link pubblicato sul sito regionale, previa autenticazione con una delle modalità previste tra SPID-Sistema pubblico di identità digitale, CNS-Carta nazionale dei servizi, CRS – Carta regionale dei servizi, CIE – Carta d’identità elettronica.

I contributi sono concessi ai richiedenti che hanno sostenuto maggiori oneri nell’anno 2022 per l’aumento dei costi energetici rispetto all’anno 2021. In particolare, i richiedenti devono autocertificare di aver subito un aumento dei costi energetici per kWh della componente energia elettrica, calcolati sulla base della media del primo semestre 2022 ed al netto delle imposte e degli eventuali sussidi, superiore al 30% dei costi sostenuti nel primo semestre 2021, anche tenuto conto di eventuali contratti di fornitura di durata stipulati dall’impresa.

Per le modalità di calcolo si rimanda ad apposita FAQ presente sul portale regionale.

Ai soggetti beneficiari è riconosciuto, esclusivamente con erogazione a mezzo bonifico bancario, un contributo a fondo perduto da € 1.000,00 a € 2.000,00 a seconda della “dimensione aziendale”.

Gli importi di contribuzione sono stati determinati, come di seguito dettagliato:

Dimensione              Contributo

Micro impresa          € 1.000,00

Piccola impresa       € 1.500,00

Media impresa         € 2.000,00

ATTENZIONE!

Se l’aumento della componente energia supera il 30% rispetto al 2021 (primo semestre) ma risulta inferiore all’importo del relativo ristoro, ai fini dell’ammissione al contributo, valutato il contesto attuale di riferimento e le prospettive di medio periodo, è sufficiente il superamento del 30%.

Gli incentivi di cui trattasi verranno concessi nel rispetto della disciplina in materia di aiuti di Stato e in particolare nel rispetto di quanto previsto dal Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013 relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti “De Minimis”.

Di seguito il link al portale regionale

Regione FVG: interventi contro i rincari di luce e gas

Per gli aiuti ai privati, il fondo verrà istituito tecnicamente a inizio 2023, ma avrà effetto retroattivo.

Beneficiari dell’Ecobonus saranno la prima e la seconda casa, e i condomini, contributi che si sommeranno alle detrazioni nazionali, per abbattere drasticamente, se non addirittura annullare, il costo per l’installazione di impianti come i pannelli fotovoltaici, che possono garantire un autoapprovvigionamento energetico ai nostri cittadini e ridurre in maniera consistente il costo delle bollette

Comunità Energetiche (CER): strumento fondamentale per la transizione energetica

Di questi tempi ci si pensa spesso. Ad oggi sono ancora poche ma è solo questione di tempo.

Le comunità energetiche rinnovabili (CER) introdotte dal Decreto Milleproroghe n. 162/2019 sono la via da percorrere: necessità in tempi di alti costi dell’energia, diverse risorse a cui attingere per farle funzionare e strumento per attuare la transizione energetica.

Definiamo, per chi ancora non la conosce, cos’è la comunità energetica (CER).

La CER è un’associazione tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali o piccole e medie imprese che decidono di unire le proprie forze per dotarsi di uno o più impianti condivisi per la produzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.

In base a quanto previsto con il Dlgs 199/2021 (in attuazione alla Direttiva europea sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili) i criteri direttivi per le CER dovevano entrare in vigore entro giugno 2022. Si stabilisce che gli impianti di produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili debbano avere una potenza complessiva non superiore a 1 Mw (prima era di 200 Kw) ed essere connessi alla rete elettrica attraverso la stessa cabina primaria (corrispondente territorialmente a circa 3-4 Comuni oppure 2-3 quartieri di una grande città) su cui insistono anche tutti gli iscritti alla comunità energetica.

Produzione di energia a km 0: attraverso il recepimento della Direttiva Europea ed i finanziamenti del Pnrr, si prevede che al 2030 la potenza complessiva installata in tutta Italia sarà di circa 7 Gigawatt.

Dal GSE fanno sapere che, da un punto di vista geografico, le Regioni maggiormente interessate al momento sono quelle del Nord con il Veneto, a seguire il Piemonte, la Lombardia ed il Trentino Alto Adige. Seguono il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna e l’Abruzzo. A rilento lo sviluppo nelle Regioni del Sud.

Al momento, quasi tutti gli impianti sono di tipo fotovoltaico e hanno una potenza media di 15-20 Kw. Occorre promuovere sinergie/estensioni ad altri meccanismi per favorire la produzione di altre forme di energia, interventi di efficienza energetica, integrazione di accumuli, servizi di ricarica per la mobilità elettrica.

Fondamentale la dotazione finanziaria prevista anche dal Pnrr che ha messo in campo, nell’ambito del compito M2C2 – Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile, 2,2 miliardi di euro specificatamente per la promozione delle energie rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo. Il 40% è sempre vincolato per le regioni del Mezzogiorno.

Con il Decreto Aiuti, si è ampliato il coinvolgimento alla Difesa e alle PA nelle comunità energetiche rinnovabili, aprendo anche alle autorità portuali. Con il Decreto Bollette, invece, è stato fatto un altro intervento sull’autoconsumo di energia rinnovabile, estendendo fino a 10 chilometri la distanza degli impianti di produzione che sono connessi all’utenza.

Con l’avvento della crisi e della guerra, le comunità energetiche rinnovabili esprimono uno strumento di vero welfare strutturale, un’occasione di risparmio in bolletta oltre che di innovazione ambientale, tecnologica e sociale.

Da un recente censimento di Legambiente, sono almeno 70 le CER pronte ma in attesa dei decreti attuativi per poter partire. Sono 2,2 miliardi le risorse stanziate dal Pnrr, destinate proprio alle CER nei piccoli Comuni.

Fondazioni bancarie sono anche già in campo con alcuni bandi dedicati: da Fondazione Compagnia di San Paolo con il bando Sinergie, a Cariplo con Alternative, fino a Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

Tre sono le modalità con cui, oggi, si può costituire una Comunità energetica rinnovabile:

– il modello in cui l’ente pubblico si fa promotore;

– il modello in cui c’è una Esco, una società che si propone come community energy e diventa il referente che realizza chiavi in mano l’intero sistema;

– il modello “pluralista”. Si costituisce un consorzio con un gruppo di privati cittadini e piccole imprese che si riuniscono per dare corso all’operazione.

Al momento è lo stesso Gestore dei Servizi Energetici (il Ministero dell’Economia) a proporre un format di contratto per le comunità energetiche.

In attesa di questi chiarimenti, il mondo della progettazione svolge un ruolo determinante: si deve lavorare su un diverso disegno urbano, con progetti di architettura ed impiantistica energetica, anche immaginando nuovi paesaggi dove l’energia sia il driver per la ricerca e sviluppo di soluzioni, potendo, anche in alleanza con le imprese.

LS ENGINEERING & SAFETY da anni affronta queste tematiche e, ora più che mai, è a fianco del cliente per studiare la soluzione più adatta per ognuno poiché, non possono esserci soluzioni standardizzate e uguali per tutti in questo ambito.

Risparmio energetico ed efficientamento energetico: le chiavi per affrontare l’emergenza ed il post emergenza

Partiamo da alcune spiegazioni: l’efficientamento energetico comprende un insieme di azioni ed operazioni a vantaggio di edifici pubblici, privati, aziende, attività, ecc. che permettono di contenere i consumi energetici, ottimizzando il rapporto esistente tra fabbisogno energetico (di luce e gas) e livello di emissioni.

Si realizza concretamente con un insieme di pratiche che permettono di sfruttare le fonti energetiche in modo ottimale.

Tutto questo in un contesto, italiano ed europeo, che prevede limiti e obiettivi da realizzare con scadenze precise.

Il risparmio energetico misura, invece, la riduzione di energia consumata, mediante l’attuazione di interventi che rimuovono fattori che influenzano il consumo energetico.

Sono interventi che permettono di diminuire i livelli di consumo, riducendo o eliminando gli sprechi e ottimizzando l’uso delle fonti di approvvigionamento e impiego dell’energia.

Ad esempio, costituiscono interventi di risparmio energetico quelli che puntano su di un miglior isolamento termico degli edifici (coibentazioni, rifacimento di infissi, ecc.), l’adozione di pratiche virtuose come il minor periodo di accensione degli impianti o l’uso entro certe fasce orarie degli elettrodomestici, e così via.

Tutte queste attività, però, possono non coincidere con un efficientamento energetico, dal momento che quest’ultimo misura il rapporto tra immissione di energia e rendimento in termini di produzione (di servizi o merci nel caso di attività industriali) o di consumi (e quindi, di emissioni, nel caso di attività private/abitative).

L’efficientamento mira a conseguire almeno il medesimo risultato, in termini produttivi o di necessità umane, con minori livelli di consumo: in questo caso, quindi, l’obiettivo non è un minor impiego di energia, ma una sua allocazione migliore. Peraltro, un miglior consumo comporta anche un risparmio energetico, sia a livello di costi (dal momento che si traduce in un minor consumo), sia a livello ambientale (perché si ottengono minori emissioni inquinanti).

Trattandosi di un rapporto tra consumi e prestazioni, l’efficienza energetica può essere espressa con percentuali o con classi (le classi energetiche di un edificio o di un impianto), così da identificare i livelli di efficienza energetica per un’abitazione o per un’attività produttiva.

Per ottenere il miglior efficientamento energetico sono necessari interventi che permettono di non ridurre le prestazioni (ottenendo, ad esempio, la stessa quantità di calore nel caso del consumo di gas per il riscaldamento) a fronte di un più ridotto consumo di energia. Interventi di questo tipo possono comprendere opere di coibentazione delle pareti, delle coperture o degli infissi, oppure l’installazione di pannelli solari o di altri impianti che permettono di produrre o consumare fonti rinnovabili o sostituire quelli presenti (come ad esempio impianti di climatizzazione, caldaie e altre apparecchiature) con altre che presentano un maggior livello di efficienza.

LS ENGINEERING & SAFETY da anni affronta queste tematiche e, ora più che mai, è a fianco del cliente per studiare la soluzione più adatta per ognuno poiché, non possono esserci soluzioni standardizzate e uguali in questo ambito.

Efficientamento e modernità passano attraverso il PNRR anche a Pordenone!

A Pordenone si sta per realizzare un progetto molto bello!
Siamo orgogliosi, infatti, di essere stati incaricati e di aver consegnato ad Ater i progetti per una prima parte dei piani di efficientamento energetico e ammodernamento degli alloggi residenziali pubblici gestiti proprio a Pordenone (progetto PNRR di riqualificazione Sicura Verde e Sociale).
Si tratta, in fin dei conti, di un vero e proprio progetto di “rigenerazione urbana”, date le dimensioni occupate dagli edifici, con indiscussi riflessi anche in ambito sociale ed economico, capaci di migliorare la vivibilità e l’attrattività della zona.
Pensiamo poi ai vantaggi che le famiglie locatarie potranno trarne, in termini di riduzione dei costi per il conseguente risparmio energetico. Tematica questa, da sempre, al centro degli interessi della LS ENGINEERING & SAFETY SRL.
Progetto pioniere in Regione e speriamo sia seguito da tante altre iniziative simili: le occasioni offerte dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) possono essere incredibili!
Ovviamente, per poter passare dall’astratto al concreto serve la cooperazione di diversi soggetti e caparbietà per tenere sempre presente l’obiettivo finale e superare burocrazia, crisi economiche, ecc.
La progettazione è stata realizzata interamente dal nostro studio, in 3D, in tutte le sue componenti (edile ed impiantistica).
Siamo agli ultimi ritocchi finali!
Per qualche dettaglio in più potete leggere :

Superbonus 110%: una piccola perla in centro città

Quanti vantaggi porta con sè il Superbonus?

Postiamo le foto di un intervento fatto a Pordenone e che ha visto:

– posa cappotto termico;
– isolamento del tetto;
– sostituzione degli infissi;
– tinteggiature;
– installazione pannelli solari;
– installazione pannelli fotovoltaici;
– installazione sistemi oscuranti.

Dalla classe energetica D alla classe energetica B.

Oltre ad aver efficientato e reso l’immobile più curato, lo stesso, contribuisce così anche all’abbellimento della città.

Una piccola perla in centro!

Superbonus 110%: coordinamento delle attività per la buona riuscita ma da parte di professionisti strutturati

Forse non tutti sanno che per seguire le pratiche relative all’efficientamento e per il Superbonus vengono coinvolte tante e diverse professionalità.

Non solo quelle tecniche, legate alle pratiche edilizie, ma in questo caso anche di tipo fiscale.

Ma, parlando solo di quelle tecniche, alla fine quanti professionisti servono per una pratica di Superbonus 110%?

Intanto dipende dal tipo di lavori che si devono eseguire (se ecobonus o sismabonus o entrambi), dal tipo di cantiere, dal numero di imprese, dalla presenza di vincoli normativi.

Quindi, in linea generale, potemmo dire che non c’è un numero prefissato e ogni caso deve essere valutato singolarmente.

In teoria, poi, potrebbero anche bastarne pochi se dotati delle abilitazioni e di competenze necessarie: potrebbero seguire tutti i lavori, dal progetto (architettonico, termotecnico e strutturale), alle asseverazioni, alla direzione dei lavori, all’accatastamento finale.

Un unico professionista? In teoria potrebbe anche essere. Sicuramente per il Committente ci sarà facilità a relazionarsi per monitorare l’andamento del cantiere e discutere eventuali problematiche. Rimane però tutto il carico progettuale e gli altri compiti, sempre molto complessi, per cui un solo professionista non strutturato sarebbe in grande difficoltà.

In pratica, quindi, il numero di professionisti tecnici che intervengono nelle pratiche, soprattutto se complesse come quelle legate ai bonus fiscali, è molto maggiore.

In alcuni casi se ne potrebbero contare una decina, tra ingegneri, architetti, periti, geometri, suddivisi per specializzazione:

·        Progettazione architettonica

·        Variazioni catastali

·        Progettazione strutturale (sismabonus)

·        Progettazione termotecnica (ecobonus)

·        Progettazione impianto elettrico

·        Coordinamento della sicurezza in fase di progettazione

·        Coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione

·        Direzione dei lavori generale

·        Direzione dei lavori strutturali

·        Collaudo statico

·        Pratica antincendio ove necessaria

Quella di separare i compiti in base alla specializzazione è una prassi che, da un certo punto di vista, offre più garanzie al Committente che, così facendo, si circonda di una squadra di soggetti esperti nelle specifiche materie.

Potremmo pensare ad un’orchestra con tutti i suoi componenti. Ma serve allora che qualcuno coordini tutte queste professionalità per garantire il raggiungimento dell’obiettivo.

Nei cantieri pubblici questa figura è ben individuata ma in ambito privato non c’è alcun obbligo e questo comporta un rischio per il non corretto funzionamento delle attività.

In ambito privato, infatti, i problemi nascono più frequentemente proprio dalla mancanza di coordinamento tra gli operatori. Almeno questo ci è capitato di riscontrare in alcuni cantieri.

Può capitare infatti che un professionista faccia benissimo la sua attività ma, non coordinandosi o comunicando a sufficienza con gli altri, determini empasse progettuali o sovrapposizioni o problemi che non riesce a risolvere o attese per l’intervento di altri.

Di casistiche ce ne potrebbero essere svariate.

Frequenti quelle legate ai computi metrici, soprattutto per il Superbonus, in cui occorre asseverare preventivamente gli importi.

Il caso del ponteggio utilizzato per i lavori è uno di quelli che è capitato di vedere.

Ristrutturazione di un Condominio con lavori antisismici esterni (es. rinforzo dei balconi e il rifacimento del cornicione) e  cappotto termico in facciata (ecobonus).

Il tecnico strutturista inserirà, tra le spese ammesse al beneficio fiscale di sua competenza, anche il ponteggio, necessario per svolgere le opere previste. Ma, se non coordinato con i lavori che deve fare lo strutturista, la stessa cosa farà anche il termotecnico, poiché senza ponteggio non può installare il cappotto.

In assenza di una figura che si occupi del coordinamento delle varie attività progettuali in accordo con il Committente, potrebbe prodursi una duplicazione della spese perché il ponteggio rischia erroneamente di essere portato in detrazione due volte (con il Sismabonus e con l’Ecobonus).

Per queste tipologie di interventi, a maggior ragione se fatte su immobili o costruzioni più importanti, il Coordinatore è una garanzia per il Committente.

Nei cantieri privati non è una figura obbligatoria, ma è fondamentale soprattutto  se ci sono di mezzo i bonus fiscali.

Il coordinatore del progetto, che deve possedere competenze specifiche e trasversali, avrà infatti il compito di supervisionare il lavoro svolto da tutti i soggetti coinvolti e risponderà di questa sua funzione al committente.

Chiaramente i compiti (e i compensi) del coordinatore dovranno essere dettagliati in un apposito disciplinare d’incarico.

 

Decreto Aiuti - uno sguardo anche agli interventi che interessano i nostri Comuni e le Città metropolitane

L’ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, ha sviluppato una nota di lettura sul Decreto Legge n. 50/2022, recante “Misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi Ucraina” (cd. “Decreto Aiuti”), come convertito nella Legge del 15/07/2022 n. 91ed in vigore dal 16 luglio.

In particolare, come si può leggere, la nota contiene le norme più importanti per i Comuni e le Città metropolitane, specificando le integrazioni e le modifiche intervenute in fase di conversione in legge del Decreto.

Ci sono tanti interventi che, anche se adottati in una situazione di emergenza e di crisi generate dalla Guerra, incentiverebbero la transizione energetica (semplificazioni, comunità energetiche, fonti rinnovabili, interessamento del comparto agricolo, ecc.).

Si ripropongono qui sotto i due documenti.

Decreto Aiuti – uno sguardo anche agli interventi che interessano i nostri Comuni e le Città metropolitane

Conversione Decreto Aiuti

 

Le preoccupazioni dei professionisti ed i consigli per le asseverazioni

La Rete delle Professioni Tecniche ha pubblicato la sua analisi sul nuovo reato legato alle false attestazioni: la rete che riunisce, tra gli altri, architetti, periti, geometri e ingegneri fornisce una piccola guida a beneficio dei tecnici asseveratori. Omissioni punite solo a partire dal 26 febbraio. Valutazioni da farsi sempre su norme tecniche e prassi.

L’inserimento di informazioni false nelle asseverazioni era già rilevante dal punto di vista penale prima del 26/02/2022: “Il riferimento – spiega il documento – è l’articolo 481 del Codice penale che punisce l’esercente un servizio di pubblica necessità che attesta falsamente, in un certificato, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità”.

Il tecnico abilitato, quindi, rispondeva già penalmente per false informazioni, prima del 26 febbraio (anche se la gravità della pena, al tempo, era molto meno severa).

Se però abbiamo delle condotte omissive, anche il vademecum della Rete chiarisce bene che si tratta “a tutti gli effetti una nuova incriminazione, penalmente irrilevante prima del 26 febbraio 2022» ma non dopo. Prima di questa data, allora, le omissioni non erano punite, a meno che non fossero qualificabili come fraudolente perché accompagnate «da ulteriori artifizi o raggiri”.

Il vademecum cita alcuni esempi sugli elementi ai quali dedicare attenzione, per evitare di incorrere nel reato di false attestazioni: dati e misure, qualità degli interventi o degli edifici sui quali vengono eseguiti, tipologia degli interventi, costo complessivo o entità delle spese da sostenere, rispetto delle norme in materia di efficienza energetica e sicurezza, aumento delle classi energetiche. Per il Sismabonus, bisogna fare attenzione alla classificazione sismica dell’edificio e alla classe di rischio.

Una delle questioni più discusse e delicate riguarda il caso, non così remoto, in cui l’attività del professionista comporti delle valutazioni proprie e non solo la certificazione di dati materialmente misurabili.

In questa situazione, viene ripreso un principio indicato dalla Cassazione – Sezioni Unite, n. 22474) secondo il quale, per il reato di false comunicazioni sociali, viene ritenuto rilevante il falso “se l’agente, in presenza di criteri di valutazione normativamente fissati o di criteri tecnici generalmente accettati, se ne discosti consapevolmente e senza fornire adeguata informazione giustificativa»”.

La parte finale della Guida fornisce indicazioni sui comportamenti consigliati da tenere. L’indicazione è che, in caso di esposizione di dati oggetto di discrezionalità e valutazione tecnica (quindi non immediatamente misurabili), il professionista deve “applicare le norme tecniche e giuridiche rilevanti in materia, documentandosi di volta in volta su quali siano le buone prassi e le interpretazioni qualificate intervenute sul tema”. In questo modo potrà mettersi al riparo dalle contestazioni che potrebbero essere sollevate.

Si fornisce il link per il decalogo della Rete delle Professioni Tecniche.

Le preoccupazioni dei professionisti ed i consigli per le asseverazioni

Il concetto di Economia Circolare sarà esteso anche alle nuove costruzioni ed agli impianti

Leggiamo in questi giorni che tra qualche anno non potremmo più pensare di acquistare una caldaia a gas.

Tra una quindicina d’anni, più o meno, non potremmo nemmeno più comperare un’auto a benzina o gasolio.

Poi ci sono tutte le riflessioni che ci stanno accompagnando per il maggior costo dell’energia, delle conseguenze di una guerra, delle possibili crisi alimentari, ecc.

Dall’altra parte, come già accennato, gli interventi in Superbonus (ma anche per gli altri bonus edilizi) sono stati un buon tentativo per introdurre un maggior efficientamento del panorama immobiliare, con la speranza che si possa trovare una soluzione ai problemi di inquinamento, per procedere ancora nei prossimi anni e coinvolgere anche le aziende e non solo i privati.

Tutto ci sta portando verso l’adozione di sistemi economici complessivamente più sostenibili ed un’economia circolare. Un nuovo modo di pensare, vivere e produrre.

Una nuova rivoluzione culturale.

Il sistema di circolarità di un bene, prevede che lo stesso terminato in suo utilizzo primario non diventi immondizia o rifiuto ma possa essere scomposto per dare vita ad altri prodotti aumentando così il suo valore intrinseco (Ecoprogettazione).

Ma la circolarità si esprime anche con:

  • Modularità e versatilità: i prodotti devono essere pensati per adattarsi alle condizioni e ai cambiamenti esterni.
  • Energie rinnovabili e sostenibilità delle risorse: i beni devono essere prodotti, riparati, smontati e riusati o riciclati, utilizzando energia da fonti rinnovabili.
  • Approccio Ecosistemico: pensare in modo olistico ovvero considerando le relazioni causa e effetto.
  • Recupero dei materiali: preferire il recupero dei materiali utilizzati piuttosto che ai materiali vergini, ovvero recupero e riciclo delle risorse.

Chiaramente non è tutto così semplice ed immediato ma di esempi ne abbiamo nella realtà già molti: vengono riutilizzati mobili e vestiti e ancora plastica per produrre certi vestiti, carta prodotta con scarti vegetali, telefonini che vengono ricondizionati, cialde caffè organiche, cicli vitali più lunghi per le batterie delle auto elettriche sino ad arrivare all’efficienza energetica.

In quest’ultimo caso si è più propensi a pensare ad un servizio, ovvero delegare ad un azienda esterna tutti gli impegni: dall’investimento iniziale ai costi di manutenzione, dall’adeguamento normativo alla dismissione degli impianti realizzati.

Progetto questo complesso che richiede studio e consulenza adeguati, sin dall’inizio, in un’ottica lungimirante.

In un’economia circolare le aziende coinvolte devono sviluppare un interesse a conservare la proprietà del prodotto mentre l’utente avrà interesse ad acquistare il servizio.

L’utente, infatti, dovrà occuparsi di acquistare il servizio che più si avvicina al suo bisogno (che poi trattandosi di impianti efficienti saranno sempre meno inquinanti e più funzionali) mentre l’azienda che ha venduto quel servizio, ma che resta proprietaria del bene, conterà sul valore dello stesso all’atto della sua dismissione.

Utopia? Non è detto anche perché le tecnologie, i materiali, la conoscenza, ecc. fanno tutti passi da gigante di questi tempi!