C’è un intervento che ha fatto sorgere non pochi dubbi per il corretto inquadramento edilizio e fiscale: la sostituzione degli infissi.

Su questo intervento tutti chiedono maggiori chiarimenti:

·         si utilizza l’ecobonus o il bonus ristrutturazioni?

·         è un intervento di edilizia libera o soggetto a comunicazione, segnalazione o permesso?

Domande che hanno messo in difficoltà tutti: professionisti, imprese e uffici tecnici, con risposte anche diverse.

La sostituzione degli infissi “potrebbe” fruire sia dell’Ecobonus che del Bonus Ristrutturazioni edilizie.

Tutto dipende dal fatto che l’infisso di partenza e quello di arrivo soddisfino i requisiti di cui alla Tabella 1, Allegato E al Decreto MiSE 6 agosto 2020 (Decreto Requisiti tecnici ecobonus).

Se l’intervento soddisfa questi requisiti, il contribuente può senza dubbio scegliere alternativamente le due detrazioni.

 

Ma a questo punto si parla di Edilizia libera o CILA?

Occorre comprendere il regime edilizio: qui si aprono tutti i dubbi.

L’Agenzia delle Entrate, benché non sia un compito che le compete, nella Guida alla Agevolazioni Fiscali per le ristrutturazioni edilizie, lo ha indicato chiaramente.

 

Tra gli interventi di manutenzione straordinaria che utilizzano il Bonus 50% figurano i seguenti:

·         installazione di ascensori e scale di sicurezza;

·         realizzazione e miglioramento dei servizi igienici;

·         sostituzione di infissi esterni e serramenti o persiane con serrande e con modifica di materiale o tipologia di infisso;

·         rifacimento di scale e rampe;

·         interventi finalizzati al risparmio energetico;

·         recinzione dell’area privata;

·         costruzione di scale interne.

Però, la sostituzione degli infissi si configura come manutenzione straordinaria solo in caso vengano modificati materiali, dimensioni o componenti vetrate. In questo caso, si può allora parlare di manutenzione straordinaria e l’intervento accede sia la bonus ristrutturazioni edilizie che (in caso di rispetto dei richiamati requisiti tecnici del MiSE) all’ecobonus.

Tra Ecobonus e Bonus Ristrutturazioni c’è un “denominatore comune” ovvero il titolo edilizio necessario.

In entrambi i casi, infatti, è necessaria una comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) perché:

-se fosse manutenzione ordinaria non potrebbe godere del Bonus ristrutturazioni né dell’Ecobonus (non ci sarebbe alcuna innovazione e miglioramento energetico);
-essendo un intervento di manutenzione straordinaria “leggera”, la Tabella A allegata al D.Lgs. n. 222/2016 prevede espressamente l’utilizzo della CILA.

Il Caso

Un Condominio composto da alcuni fabbricati indipendenti intende effettuare interventi edilizi che rientrano nell’ambito del Superbonus 110%. Gli interventi riguarderanno le parti comuni di ciascun fabbricato e alcune unità immobiliari all’interno del singolo fabbricato, ma, tali interventi non coinvolgeranno le parti comuni ai vari fabbricati.

Gli interventi da effettuare saranno:

  1. interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali o inclinate che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25%;
  2. interventi di acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi;
  3. intervento di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione con classe uguale o maggiore di A+;
  4. sistemi di termoregolazione o con generatori ibridi o con pompe di calore;
  5. intervento di sostituzione di scaldacqua.

Il Condominio chiede all’Agenzia delle Entrate se:

  • sia possibile accedere all’agevolazione;
  • quale sia l’iter da seguire dato che ha optato per la cessione del credito in fattura;
  • se sono sufficienti le delibere assembleari separate, approvate dai proprietari degli edifici interessati dagli interventi, dato che si tratta di fabbricati indipendenti ma appartenenti ad un unico Condominio.

Il Parere positivo e le indicazioni

Con la risposta n. 24/E/2020, l’Agenzia delle Entrate, ha da prima evidenziato che «Gli interventi trainati di efficientamento energetico effettuati sulle parti private per i quali spetta il Superbonus sono quelli richiamati nell’articolo 14 del decreto legge 63 del 2013, eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi trainanti di isolamento termico delle superfici opache o di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati».

Ha quindi specificato che, nel caso di interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro dell’edificio, le relative spese rientrano nell’agevolazione Superbonus anche se tali interventi vengono realizzati su uno o solo su alcuni degli edifici che compongono il condominio, a condizione che vengano rispettati i requisiti dell’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda e del miglioramento di almeno due classi energetiche, anche congiuntamente agli altri interventi di efficientamento energetico.

Con la circolare 24/E del 2020 ha chiarito, inoltre, che la detrazione maggiorata per gli interventi trainati è riservata ai Condomini dell’edificio oggetto dell’intervento trainante.

Per quanto concerne il quesito sulle delibere assembleari separate, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che il comma 9-bis dell’articolo 119 stabilisce che: «Le deliberazioni dell’assemblea del condominio aventi per oggetto l’approvazione degli interventi di cui al presente articolo e degli eventuali finanziamenti finalizzati agli stessi, nonché l’adesione all’opzione per la cessione o per lo sconto di cui all’articolo 121, sono valide se approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell’edificio. Le deliberazioni dell’assemblea del Condominio, aventi per oggetto l’imputazione a uno o più Condomini dell’intera spesa riferita all’intervento deliberato, sono valide se approvate con le stesse modalità di cui al periodo precedente e a condizione che i condòmini ai quali sono imputate le spese esprimano parere favorevole».

E’ stato inoltre evidenziato come l’approvazione dei lavori attraverso delibere separate delle assemblee dei proprietari dei singoli edifici interessati, rivesta carattere civilistico e non carattere fiscale.

Per l’Agenzia però, è necessario che i lavori siano deliberati dall’assemblea condominiale o dalle assemblee dei proprietari delle singole unità appartenenti ai fabbricati oggetto degli interventi.

Per quanto riguarda, infine, l’opzione dello sconto in fattura, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, come già indicato nel provvedimento dell’8 agosto 2020 del Direttore dell’agenzia delle Entrate, nella comunicazione da inviare all’Agenzia deve essere indicato il codice identificativo dell’intervento per il quale si effettua la comunicazione, distinguendo tra i lavori sulle parti comuni e quelli sulle singole unità immobiliari e, nello specifico, tra interventi di efficientamento energetico e interventi antisismici. Così, si ritiene che possano essere inviate tante comunicazioni quanti sono gli edifici interessati dagli interventi, perciò una comunicazione per ogni singolo fabbricato interessato dagli interventi.

Dal 12 novembre e fino al 31 dicembre 2021, per effetto del Decreto Antifrode (DL 157/2021) è stato introdotto un particolare regime per poter usufruire dei bonus edilizi se fruiti con sconto in fattura o cessione del credito.  Dato che però il Decreto Antifrode è stato poi abrogato dalla Legge 30 dicembre 2021, n. 234 (Legge di Bilancio 2022), si è generata una situazione particolare per la detraibilità delle spese per i visti di conformità e di asseverazione di quel periodo.

Nel 2021 a causa delle frodi fiscali individuate dall’Agenzia delle Entrate, si era intervenuti con un provvedimento d’urgenza: un doppio sistema di controllo alle detrazioni fiscali che utilizzano le opzioni alternative previste dall’art. 121 del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio).

Così dal 12 novembre 2021, per usufruire dell’Ecobonus, del Sismabonus, del Bonus ristrutturazioni edilizie, del Bonus Facciate, ecc. con sconto in fattura o cessione del credito, era necessario:

·         il visto di conformità;

·         l’asseverazione di congruità delle spese sostenute.

In quel provvedimento però non era stato stabilito che i relativi costi potessero essere portati in detrazione.

Con la nuova Legge di Bilancio 2022 il Decreto Antifrode è stato interamente abrogato ed è stata prevista la possibilità di portare in detrazione le spese sostenute per il rilascio del visto di conformità, delle attestazioni e delle asseverazioni necessarie per la fruizione dei bonus fiscali (anche perchè il loro costo, legato all’intervento di professionisti, non è sempre “indifferente”).

Viene anche precisato che, le modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2022, non rappresentano una “interpretazione” delle norme che erano contenute nel Decreto Antifrode. Il fatto che il D.L. n. 157/2021 sia stato abrogato porta necessariamente ad intendere che gli interventi che hanno utilizzato i bonus con le opzioni alternative dal 12 novembre al 31 dicembre 2021, non potranno portare in detrazione le spese per i visti, le asseverazioni e le attestazioni. Ci si riferisce alle spese già sostenute: quindi, se l’intervento è stato realizzato in questa finestra temporale, ma le fatture e i bonifici sono state effettuale nel 2022, varranno le regole della Legge di Bilancio 2022.

2022 – Con le variazioni intervenute per gli Ecobonus, Superbonus e altri Bonus, alle volte orientarsi su quale sia la scelta migliore a cui optare per i lavori da eseguire, potrebbe non essere facile.

Ad esempio, la riduzione intervenuta per il Bonus Facciate, passato dal 90% al 60%, per molti contribuenti apre il dubbio se convenga utilizzare invece l’Ecobonus del 65% (o 70-75% in alcuni casi), in quanto le pratiche per l’Ape finale e per la comunicazione all’Enea sono uguali.

Per scegliere l’Ecobonus o il Bonus Facciate, però, vanno presi in considerazione tutti i lavori che si intendono effettuare, per verificare se questi, agevolati con il Bonus Facciate, possono esserlo anche con l’Ecobonus.

Per esempio, il Bonus Facciate può coprire anche lavori non eco riconducibili al “decoro urbano”, come ad esempio quelli riferiti alle grondaie e ai pluviali (circolare 2/E/2020), che rientrano difficilmente nell’Ecobonus.

Nello stesso Bonus possono rientrare gli interventi sugli ornamenti e sui fregi (risposta 411/2020), il rifacimento del parapetto in muratura dei balconi e la relativa pavimentazione o la verniciatura della ringhiera in metallo (risposte 185/2020 e 673/2021).

Dall’altra parte, invece, alcune spese non agevolate con il Bonus Facciate, potrebbero rientrare nell’Ecobonus come ad esempio quelle riguardanti l’isolamento termico delle facciate confinanti con chiostrine, cavedi, cortili (circolare 2/E/2020), sui «terrazzi a livello» (risposta 185/2020) o sul lastrico solare (risposta 816/2021).

Ancora i massimali di spesa possono fare la differenza tra i due incentivi: il Bonus Facciate batte l’Ecobonus, perché non prevede limiti assoluti, tranne la congruità, in caso di lavori iniziati dopo il 5 ottobre 2020, e indifferentemente dall’esercizio dell’opzione per la cessione del credito o lo sconto in fattura.

Con l’Ecobonus richiesto per la realizzazione di un cappotto termico, invece, la detrazione Irpef e Ires del 65% ha il limite di 60mila euro, che corrisponde ad un limite di spesa di 92.307,69 euro. Anche in questo caso, va fatta l’asseverazione di congruità della spesa. Il limite di spesa è di 40.000 mila euro moltiplicato per le unità immobiliari per le parti comuni condominiali, in caso di ecobonus del 70% se si interviene su più del 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio ovvero del 75% se, oltre a interessare più del 25%, si migliora la qualità media delle prestazioni energetiche di cui alle tabelle 3 e 4, dell’allegato 1 del decreto 26 giugno 2015.

L’opzione dell’Ecobonus per il cappotto del 65% rispetto al Bonus Facciate del 60% conviene anche per le imprese, con l’accortezza che per le imprese, se il periodo d’imposta non coincide con l’anno solare, la riduzione del Bonus Facciate dal 90% al 60% si avrà per le spese sostenute, per il principio di competenza, nel periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2022.

La scelta quindi del Bonus Facciate del 60% o dell’Ecobonus per il cappotto del 65% non è indifferente e potrebbe essere non facile per i contribuenti che hanno intenzione di effettuare ad esempio la pulitura o tinteggiatura esterna della facciata, in quanto anche se aumenta la detrazione di un ulteriore 5%, l’intervento deve essere effettuato secondo i criteri del risparmio energetico previsti dalle normative vigenti, andrà effettuata l’Ape finale ed inviata la pratica all’Enea.

La Legge n. 234 varata il 30/12/2021 (Legge di Bilancio 2022) ha modificato il Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio) per la detrazione fiscale del 110% (il così detto Superbonus).

La stesura definitiva della Legge di Bilancio 2022 non ha introdotto alcuni vincoli inizialmente discussi per gli edifici unifamiliari (come il reddito ISEE di 25.000 euro o la CILAS presentata entro il 30 settembre 2021) però ha indicato nuove tempistiche ed una progressione dell’incentivo.

Il nuovo Superbonus

La nuova versione dell’art. 119 del Decreto Rilancio prevede le seguenti tempistiche e progressioni:

Beneficiario                                    Aliquota   Sal 30%      Sal 60%     Scad. finale

Condomini                                           110%                                                     31/12/2023
Persone fisiche prop.,
comproprietarie di
edifici plurifamiliari da                         70%                                                        31/12/2024
2 a 4 u.i. autonomamente
accatastate                                          65%                                                       31/12/2025

Onlus, APs, Adv

Persone fisiche                                   110%         30/06/’22                              31/12/2022

IACP e coop di abitaz.
a proprietà indivisa                             110%                               30/06/’23       31/12/2023

 

Un’altra importante modifica riguarda il fatto che tutti gli interventi trainati (a prescindere dal soggetto beneficiario che sostiene le spese), devono seguire l’orizzonte temporale degli interventi trainanti.

Così, anche le persone fisiche che realizzano interventi trainati sulle loro abitazioni potranno arrivare a portare in detrazione le spese sostenute fino al 31 dicembre 2023 (scadenza per i condomini).

Nei Comuni dei territori colpiti da eventi sismici verificatisi a far data dal 1° aprile 2009, dove sia stato dichiarato lo stato di emergenza, il Superbonus potrà essere utilizzato per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025.

Si allega una utile guida al Superbonus 2022 (fonte lavoripubblici.it) che contiene gli articoli 119, 119-ter, 121 e 122-bis del D.L. n. 34/2020 coordinati fino alle ultime modifiche apportate dalla Legge n. 234/2021 ed un riepilogo che riguarda soggetti beneficiari, interventi trainanti e trainati, limiti di spesa e orizzonte temporale.

Guida-superbonus-gen2022

Abbiamo visto come l’Amministrazione Finanziaria ha iniziato e proseguirà ad eseguire controlli  finalizzati a verificare eventuali irregolarità sulla fruizione dei crediti nel settore edile, soprattutto se legati agli Ecobonus ed al Superbonus 110%.

I contribuenti interessati, per evitare sanzioni tributarie e nei casi più gravi anche penali, dovranno prestare particolare attenzione a tutto il processo ed a come operano i soggetti coinvolti.

Per capire un po’ meglio facciamo degli esempi pratici.

 

Caso 1 – Violazioni Fiscali

Questa ipotesi potrebbe verificarsi quando, i lavori sono stati eseguiti ma, per qualunque ragione (superamento delle soglie, inosservanza degli adempimenti, assenza parziale dei requisiti ecc.) la detrazione venga ritenuta non spettante in tutto o in parte.

L’accertamento verrà eseguito in capo a chi ha beneficiato dei lavori e della conseguente detrazione/sconto in fattura/cessione del bonus.

L’Agenzia delle Entrate:

recupera la detrazione non spettante con gli interessi maturati;

irroga la sanzione del 30%.

Il fornitore che ha applicato lo sconto e il cessionario del credito rispondono solidalmente con il beneficiario della somma detratta solo in caso di:

– concorso nella violazione;

– utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito ricevuto.

 

Caso 2 – Violazioni con anche un risvolto penale

Lavori non fatti. Si presenta questa situazione per lavori che non vengono svolti, ovvero riguardano interventi differenti rispetto a quelli ammessi al beneficio e indicati nelle fatture.

Si tratta di contesti in cui si presuppone una complicità tra la ditta esecutrice dei lavori, chi li riceve e gli attestatori.

Importi sovrafatturati. I lavori esposti in fattura sono stati eseguiti, ma il costo viene sovrastimato per fruire di un maggiore credito di imposta o per ottenere, a fronte della medesima spesa, anche l’esecuzione di lavori non ammessi al beneficio.

Lavori svolti da soggetti differenti. I lavori sono fatturati da impresa diversa da quella che ha eseguito i lavori (ad esempio, perché il cliente intende cedere il credito e l’impresa per le più svariate ragioni non può utilizzarlo).

In tutti questi casi potrebbero configurarsi operazioni inesistenti oltre che, a determinate condizioni, indebite compensazioni.

Così, le fatture inesistenti sono quelle emesse a fronte di operazioni:

a) non realmente effettuate in tutto o in parte;

b) che indicano i corrispettivi in misura superiore a quella reale;

c) che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi.

 

E la buona fede?

Così il Committente dei lavori, per non essere coinvolto in illeciti penali, deve tener presente che la responsabilità penale implica “la consapevolezza dell’illecito”.

Ciò significa la corretta e concreta valutazione di quanto un condomino o un Amministratore di Condominio o l’Impresa Esecutrice dei lavori abbia partecipato attivamente alla consumazione dell’illecito o ne sia consapevole.

Si pensi alla sovrafatturazione dei lavori: la posizione di un condomino (di un condominio numeroso) ignaro delle modalità di quantificazione dei prezzi è certamente differente da quella di analogo condomino che ha ricevuto lavori ulteriori rispetto a quelli oggetto del beneficio, senza pagare altre somme, o rispetto a chi si è accordato con l’impresa per valori maggiorati.

L’impresa che esegue i lavori ed emette le fatture, commette il delitto previsto dall’art. 8 del DL 74/2000, mentre chi ha beneficiato dei lavori e ha ricevuto le fatture, fermo restando la consapevolezza di cui si è accennato prima:

– se le ha indicate in dichiarazione realizza una dichiarazione fraudolenta;

– se, invece, non ha indicato in dichiarazione la fattura, si potrebbe configurare il concorso nel reato di emissione commesso dall’impresa edile.

Le ulteriori conseguenze penali potrebbero riguardare l’indebita compensazione di crediti non spettanti o inesistenti ove l’importo compensato superasse i 50mila euro.

Il Decreto Antifrodi ha modificato il Decreto Rilancio (decreto 34/2020) introducendo nuovi obblighi per l’apposizione del visto di conformità e l’asseverazione in relazione alla valutazione della congruità dei costi sostenuti sia per il Superbonus sia per gli altri Bonus Casa.

Anche se lo stesso Decreto ha rinviato ad un ulteriore intervento ministeriale per l’individuazione dei valori massimi cui far riferimento per certe categorie di beni al fine di asseverare la congruità delle spese sostenute, vale la pena evidenziare che alcuni tetti di spesa si riferiscono a tecnologie con prestazioni differenti e/o servizi associati quali l’assistenza post vendita e garanzie non confrontabili tra loro.

Si sa che sul mercato ci sono operatori che forniscono tecnologie ad elevati standard ed altri che forniscono tecnologie di scarsa qualità.

Fatta questa premessa, il contribuente (o meglio i tecnici per suo conto) dovrebbe valutare con attenzione la congruità del prezzo in funzione della qualità della tecnologia che verrà installata e dei servizi post vendita nonchè delle garanzie fornite.

Consideriamo un intervento “classico”: un contribuente che realizza un intervento in Superbonus 110% su un edificio unifamiliare, installando un impianto di climatizzazione invernale a pompa di calore quale intervento trainante e come interventi trainati gli infissi, i pannelli fotovoltaici, gli accumulatori e le colonnine per la ricarica di veicoli elettrici.

Se i pannelli fotovoltaici non dovessero essere “performanti” il contribuente correrebbe il rischio di dover alimentare l’impianto di climatizzazione essenzialmente assorbendo elettricità dalla rete. Ancora l’attenzione deve essere posta anche sull’assistenza e le garanzie post vendita. Se la tecnologia installata, presentasse ad esempio problemi o non fosse proprio abbastanza recente, l’assenza di adeguate garanzie nonché di assistenza post vendita renderebbe oltremodo onerosa la dismissione/sostituzione che graverebbe integralmente ed esclusivamente sul contribuente.

Per la realizzazione di un impianto solare fotovoltaico, connesso alla rete elettrica su determinati edifici, il tetto di spesa è stato individuato in un ammontare complessivo delle spese non superiore a 48mila euro per singola unità immobiliare e comunque nel limite di spesa di 2.400 euro per ogni kW di potenza nominale dell’impianto.

Detto ciò, non è poi raro trovare sul mercato impianti poco performanti, con limitato periodo di garanzia e con nessuna assistenza post vendita il cui costo risulta “congruo”.

Sarà interesse del contribuente assicurarsi che il costo dell’impianto installato risulti coerente con la qualità del prodotto. Il contribuente dovrà porre quindi molta attenzione alla tecnologia che viene installata oggi, per evitare che il bonus diventi invece un costo certo domani.

In estrema sintesi, che modifiche bisogna intanto apportare alla gestione della sicurezza a seguito dell’entrata in vigore delle modifiche al testo unico sicurezza avvenute a fine 2021 (LEGGE  17/12/2021 N. 215)?

 

Entro 30 giorni dall’entrata in vigore delle nuove norme (diciamo entro fine gennaio) è necessario procedere all’aggiornamento della valutazione dei rischi ed alla nomina del Preposto.

Queste le principali modifiche:

1. Individuare il preposto o i preposti per l’effettuazione delle attività di vigilanza di cui all’articolo 19 del Dlgs 81/2008;

2. Effettuare una nomina o una nuova nomina che sia armonizzata a quanto indicato nella nuova normativa;

3. Valutare l’eventuale riconoscimento di un emolumento specifico per tale attività (non è obbligatorio ma è probabile che i contratti di settore di adeguino alla normativa)

4. Creare una procedura per l’attività di vigilanza del preposto (checklist comportamentale, modalità di intervento sul comportamento non conforme, checklist per verifica di deficienze di mezzi e attrezzature di lavoro*, modalità di interruzione temporanea dell’attività del lavoratore e di informazione ai superiori);

5. Trovare una modalità da parte del dirigente/preposto di vigilare su quanto previsto al punto precedente (riunioni, report ecc.);

6. Formazione dei preposti sulla procedura, strumenti di cui al punto precedente;

7. Formazione ai preposti sulla gestione del feedback al comportamento dei colleghi.

Prima del varo della legge 17/12/2021 n. 215 (conversione del decreto Legge n. 146/2021) la nomina del preposto era obbligatoria per le seguenti attività:

  • montaggio e smontaggio di opere provvisionali;
  • costruzione, trasformazione, smantellamento e sistemazione di paratoie o cassoni;
  • lavori di demolizione;
  • montaggio, smontaggio e trasformazione dei ponteggi.

Ne deriva che le predette attività devono avvenire necessariamente sotto la sorveglianza del Preposto che, in questi casi, dovrà essere obbligatoriamente nominato e formato in deroga alla regola generale ed in attesa di quelle che saranno le novità introdotte dal nuovo Accordo Stato-Regioni previsto per il 30/06/2022.

Sanzioni

La legge 215/2021 modifica, conseguentemente, anche il sistema sanzionatorio prevedendo:

– sanzioni penali per il preposto che non effettua una corretta vigilanza e che non interrompe l’attività in caso di mancata attuazione delle disposizioni di sicurezza o di rilevazione di inefficienze di mezzi e attrezzature;

– sanzioni penali per il datore di lavoro che non formalizza l’incarico del preposto, non provvede alla sua formazione con cadenza almeno biennale e non comunica i nominativi al datore di lavoro committente in caso di appalto e subappalto.

Inoltre, si ricorda che l’articolo 14 del d.lgs. 81/2008, come recentemente modificato, prevede la sospensione dall’attività da parte di Ispettorato del lavoro o Spsal nei casi indicati in allegato I al d.lgs. 81/2008:

1- mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi;

2- mancata elaborazione del Piano di Emergenza ed evacuazione;

3- mancata formazione ed addestramento;

4- mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del relativo responsabile;

5- mancata elaborazione piano operativo di sicurezza (POS);

6- mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto;

7- mancanza di protezioni verso il vuoto;

8- mancata applicazione delle armature di sostegno, fatte salve le prescrizioni desumibili dalla relazione tecnica di consistenza del terreno;

9- lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi;

10- presenza di conduttori nudi in tensione in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi;

11- mancanza protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianto di terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale);

12- omessa vigilanza in ordine alla rimozione o modifica dei dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;

13- mancata notifica all’organo di vigilanza prima dell’inizio dei lavori che possono comportare il rischio di esposizione all’amianto.

Siamo così giunti alla fine dell’anno 2021 ed Enea ha pubblicato i dati aggiornati sull’utilizzo del Superbonus 110%: come ci si aspettava crescono i dati dell’utilizzo delle detrazioni per il risparmio energetico.

L’approssimarsi della fine dell’anno ha poi accelerato ulteriormente alcuni comportamenti sino ad arrivare ai dati importanti che sono stati segnalati.

Sino all’attesa approvazione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 30 dicembre 2021, n. 234 (Legge di Bilancio 2022) ci sono stati numerosi dubbi e tentennamenti che hanno finito per incidere parecchio sull’andamento delle detrazioni fiscali.

Anche la scadenza del 30 giugno 2022 con previsione di realizzare almeno il 30% dei lavori per poter arrivare sino al 31/12/2021 e terminare i lavori (art. 119, comma 9, lettera b) del Decreto Rilancio) porterà all’inevitabile ulteriore previsione di valori significativi per il primo semestre del nuovo anno. Vedremo cosa accadrà ….

Partiamo allora a guardare i dati Enea per farci un’idea di come è andato questo 2021.

Da agosto a dicembre 2021 il numero di asseverazioni depositate sulla piattaforma Enea è aumentato progressivamente con un vero e proprio picco proprio a dicembre

2021 N. di asseverazioni Differenza
Agosto 37.128
Settembre 46.195 9.067
Ottobre 57.664 11.469
Novembre 69.390 11.726
Dicembre 95.718 26.328

Per gli investimenti economici poi:

2021 Totale investimenti ammessi a detrazione  Totale investimenti lavori conclusi ammessi a detrazione
Agosto 5.685.136.399,19 3.910.461.424,26
Settembre 7.495.428.322,63 5.114.321.404,08
Ottobre 9.741.463.273,79 6.728.037.844,94
Novembre 11.936.000.616,14 8.277.198.179,24
Dicembre 16.204.348.017,13 11.181.415.615,10

 

2021 Detrazioni previste a fine lavori Detrazioni maturate per i lavori conclusi 
Agosto 6.253.650.039,11 4.301.507.566,69
Settembre 8.244.971.154,89 5.625.753.544,49
Ottobre 10.715.609.601,17 7.400.841.629,43
Novembre 13.129.600.677,75 9.104.917.997,16
Dicembre 17.824.782.818,84 12.299.557.176,61

Per soggetto beneficiario il Superbonus 110% si è così suddiviso dai dati Enea (vedi allegato):

  • condomini;
  • unifamiliari;
  • unità immobiliari con accesso autonomo e funzionalmente indipendenti.

 

Enea-dati-ecobonus-riepilogo-31122021

 

Uno degli interventi più frequenti richiesti e valutati per il Superbonus nei Condomini è sicuramente la posa del cappotto termico. Occorre però prestare attenzione su quali parti si andrà ad intervenire.

È chiaro che un intervento fatto bene, potrebbe necessitare di operazioni che incidono su parti private:  in questo caso non basterà un terzo del valore dell’edificio ma occorre che il via libera sia dato da tutti i condomini interessati. A questo chiarimento si è giunti dopo un ricorso in Tribunale.

Ripercorriamo un momento la vicenda dato che il tema del Superbonus 110% rappresenta un importante incentivo alla riqualificazione e ristrutturazione proprio dei Condomini in Italia.

Considerato che la detrazione è stata “pensata” per gli edifici nella loro “interezza”, l’art. 119, comma 9-bis del Decreto Rilancio ha previsto delle particolari modalità per l’approvazione di questi interventi in assemblea condominiale.

Allora, ai sensi degli articoli 1121 e 1136 del codice civile, questi interventi sono considerati come innovazioni e in quanto tali necessiterebbero di deliberazioni dell’assemblea di condominio approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio.

L’art. 119, comma 9-bis del Decreto Rilancio ha previsto però che per l’approvazione degli interventi di Superbonus 110% (ecobonus e sismabonus) le deliberazioni dell’assemblea di Condominio sono valide se approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell’edificio.

Criteri che sono validi per l’approvazione di interventi però sulle “parti comuni”.

Ma cosa accade se, per l’intervento di efficientamento, si finisce per incidere anche sulle parti private? Se per la realizzazione del cappotto termico i lavori arrivano all’interno dell’unità abitativa di proprietà esclusiva di un condomino?

Il Tribunale di Busto Arsizio con la sentenza del 7 aprile 2021, n. 514 ha dato un chiarimento sul tema.

Nel caso dibattuto, l’assemblea condominiale, in assenza del ricorrente, aveva approvato la realizzazione di interventi di isolamento termico a cappotto che però avrebbero coinvolto una porzione del balcone di proprietà esclusiva per uno spessore di cm 12 lungo l’intera parete prospicente il balcone, comportando di fatto la perdita di parte della superficie utilizzabile del balcone.

E’ stato rilevato che il capitolato oggetto della delibera prevedeva infatti la posa di un cappotto di cm 12 di spessore, in assenza però del consenso di tutti i condomini interessati dalla conseguente riduzione degli spazi utilizzabili dei balconi di proprietà individuale.

Ora, se è vero che il mancato isolamento di queste parti avrebbe compromesso l’efficacia dell’isolamento, lasciando parti comuni dell’edificio esposte a inevitabili ponti termici, spetta però ad ogni singolo condomino soppesare il vantaggio legato al risparmio energetico ed al confort abitativo rispetto alla perdita di superficie subita dalla sua proprietà individuale.

La delibera, che era stata adottata con i criteri generali ed in assenza del condomino coinvolto, va così ritenuta nulla per violazione del diritto del condomino all’integrità della superficie della sua proprietà esclusiva e l’opera deve ritenersi illegittimamente deliberata se solo a maggioranza dei condomini, senza però quelli il cui diritto è stato leso.